Carità e Bellezza: inaugurazione del restauro di San Vittore

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«Il Vescovo è venuto oggi ad inaugurare due realtà che stanno in profonda unità e che si richiamano reciprocamente: l’Emporio dei Legami e il restauro della Basilica della nostra città. Qual è l’elemento che unifica queste due inaugurazioni, cioè il momento della carità e della solidarietà e il momento dell’arte e della bellezza? Una società sana, una comunità che guarda al futuro, ha risorse, ingegno, mani, per fare l’una e l’altra impresa, per rispondere al bisogno di carità e alla bellezza della contemplazione. Se si contrappongono, vuole dire che la carità non è vera e la bellezza è diventata estetizzante. Se, invece, si unificano carità e bellezza, esse alimentano la fiducia, fanno crescere la speranza nella vita delle persone». Sono le parole che ha usato mons. Franco Giulio Brambilla lo scorso 16 febbraio nella messa per l’inaugurazione dei lavori nella Basilica di San Vittore a Verbania, dopo che, nella stessa giornata, aveva inaugurato l’emporio dei Legami: il market sociale dove le persone che vivono un periodo di difficoltà possono trovare un sostegno.


CARITÀ E BELLEZZA
Omelia nella messa per l’Inaugurazione del restauro della Basilica di San Vittore
16-02-2019
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Carità e bellezza, dunque, Pane e Parola: « Guai a chi contrappone la carità alla bellezza, a chi contrappone la solidarietà alla gratuità, perché tutte queste polarità si tengono insieme. Ed è bello che oggi siano stati fatti insieme i due gesti di inaugurazione nella città di Verbania. Perciò vi dico di andarne fieri. Questo è il messaggio di questa sera», ha detto il vescovo.

Di seguito il testo integrale della sua omelia.


Carità e Bellezza

Omelia nella messa per l’Inaugurazione del restauro della Basilica di San Vittore

 

Siamo qui in moltissimi ad inaugurare lo splendido restauro della Basilica di San Vittore di Intra, che nobilita la comunità di Verbania e che si erge magnificamente nello skyline della città. Questa grande Basilica è, come dissi la prima volta, il “biglietto da visita” per chi, venendo da Nord, frequenta la sponda occidentale del Lago Maggiore. Se volessimo alleggerire la solennità del momento, dovremmo unirci – senza ripetere da capo il “grazie” per il lungo elenco di persone che giustamente il Parroco ha fatto all’inizio – all’esclamazione di meraviglia che don Costantino ha ricordato a proposito del giovane prete esperto, inviato dalla CEI, il quale alla vista del restauro compiuto ha esclamato: Ooooh! L’esclamazione fa da contrappunto alla mia sorpresa, di sette anni fa, quando sono arrivato la prima volta ad Intra per la festa di San Vittore. Celebrando la festa del Patrono, alla fine della messa ho esclamato: Uuuuh! Come è sporca la nostra Basilica! È la seconda chiesa della Diocesi!
All’interno di queste due esclamazioni si colloca la fatica, il lavoro, la passione, l’attenzione, il sogno di tutti quelli che hanno dato una mano con il loro ingegno, la loro creatività, il loro impegno, la loro dedizione, per far diventare questo restauro l’opera principale degli ultimi anni. Tanto che possiamo annotare questo giorno come una data memorabile sul calendario della città: 16 febbraio 2019.
Il Vescovo è venuto oggi ad inaugurare due realtà che stanno in profonda unità e che si richiamano reciprocamente: l’Emporio dei Legami e il restauro della Basilica della nostra città. Qual è l’elemento che unifica queste due inaugurazioni, cioè il momento della carità e della solidarietà e il momento dell’arte e della bellezza? Una società sana, una comunità che guarda al futuro, ha risorse, ingegno, mani, per fare l’una e l’altra impresa, per rispondere al bisogno di carità e alla bellezza della contemplazione. Se si contrappongono, vuole dire che la carità non è vera e la bellezza è diventata estetizzante. Se, invece, si unificano carità e bellezza, esse alimentano la fiducia, fanno crescere la speranza nella vita delle persone.
Il filo rosso che unifica solidarietà e carità, da una parte, ed arte e bellezza, dall’altra, va messo in luce brevemente. Ho ripetuto tante volte: l’uomo e la donna di ogni tempo vivono di pane e di parola. Se vivessimo di solo pane, moriremmo. Basta guardare come siamo pieni di tante cose, di risorse, ma siamo poveri di significati per vivere. Intorno alla tavola, i commensali d’oggi fanno fatica a costruire legami, ed è bello che l’emporio porti nel suo nome questa parola “legame”, perché il pane cambia il sapore, se è capace di costruire legami buoni. Si tratta dei legami tra coloro che donano e coloro che ricevono, tra coloro che hanno bisogno e coloro che danno. Noi abbiamo appena inaugurato, un’ora e mezza fa, l’emporio. Forse avete registrato anche i numeri: oltre 400 famiglie nella città di Verbania non sono solamente sotto la soglia di povertà, ma fanno fatica ad arrivare a fine mese. Trovo molto bella questa circostanza: che inauguriamo la condivisione dei beni per vivere e la ricchezza sovrabbondante di questo restauro da ammirare.
Si tratta, dunque, dell’unica mensa del pane e della parola. Il pane dev’essere strumento per costruire legami, la mensa ha da essere luogo dove cresce l’amore, la fiducia, l’attenzione, l’ascolto, la prossimità, la vicinanza, l’apertura della casa, l’uscita dall’appartamento. La mensa è il momento più intimo nella vita della famiglia, ma ci si alimenta insieme perché poi si esca nel mondo, perché si diventi capaci di spendersi nella vita e nella società. Lo scambio dei beni ha bisogno di questo elemento di mediazione che è la parola, che nella tradizione della Chiesa è diventato musica, arte, dramma, linguaggio, pittura, scultura, suppellettile, ecc. Il tutto a servizio dello splendore della liturgia.
Alla fine della celebrazione vi darò il permesso di fare una cosa, che si può fare solo con la licenza del vescovo. Prima, però, ve ne spiego il significato, perché, quando farete il giro proprio qui sotto, voi vedrete lo splendore del nostro restauro. Non voglio rubare la competenza ai nostri amici della Sovraintendenza, perché qui – non so se ci sono altri esempi – abbiamo un Barocco, che non ha gli stucchi, non ha rilievi, vi sono in evidenza solo le foglie dei capitelli. È un Barocco dove i rilievi sono per così dire tutti dipinti. Se osservate in questa direzione, voi potete vedere addirittura tre livelli di profondità, per cui, su una parete liscia, gli effetti che normalmente il Barocco produce in tridimensionale, sono dipinti creando un effetto ottico straordinario. Basterebbe andare nella bellissima basilica del Sacro Monte di Varallo dove ci sono migliaia di corpi e di volti che ci trascinano, ci trasportano in alto nel regno dei cieli con l’Assunzione di Maria. Mentre nel nostro caso abbiamo i colori pastello, con mille sfumature, piene di tutti quegli effetti che solo gli esperti d’arte saprebbero descrivere e valorizzare. Il Barocco è capace di offrire una profondità inimmaginabile, in questa sua versione ad affresco, piuttosto tarda, attraverso alcuni scorci mozzafiato.
Pochi ricordano che il Barocco viene progettato, dipinto, scolpito, plasticato, in un momento difficile della storia della Chiesa. Tanto è vero che fino a non molto tempo fa, il Barocco godeva di cattiva fama, veniva descritto come l’horror vacui, la paura del vuoto, per la sua caratteristica di una pittura e di una plastica sovrabbondante, anzi quasi soffocante. Quando uno vede l’effetto del Barocco in questa Basilica – anzi probabilmente lo splendore originale era ancora più vivace – resta stupito della sua ricchezza esorbitante. Mentre in quel tempo la chiesa doveva difendersi nei confronti dell’infiltrazione protestante, blinda la sua dottrina con il dogma e la sua morale con la legge. Lascia però all’arte di celebrare il trionfo inimmaginabile della bellezza, anzi qualcuno dice che la Chiesa se ne serve come uno strumento di coesione soprattutto mediante la pietà popolare. Pensate a tutti i santuari mariani costruiti a difesa dell’arco alpino! La Chiesa lascia libera la musica, l’arte, il teatro, la pittura, la scultura, gli riserva la capacità di aprire gli orizzonti, di alimentare la vita e il cuore. Per questo dovete amare il Barocco, non potete non amare questa vostra Basilica, perché la bellezza che si percepisce con questo restauro è un modo per non impoverire l’attenzione a tutte le dimensioni dell’umano. Le varie dimensioni della vita, da quelle più materiali a quelle più spirituali, si tengono insieme. Se qualcuna viene mortificata, si prende la rivincita da un’altra parte.
Allora, guai a chi contrappone la carità alla bellezza, a chi contrappone la solidarietà alla gratuità, perché tutte queste polarità si tengono insieme. Ed è bello che oggi siano stati fatti insieme i due gesti di inaugurazione nella città di Verbania. Perciò vi dico di andarne fieri. Questo è il messaggio di questa sera. Nel 2019 la comunità cristiana e tutta la città di Verbania dev’essere orgogliosa di possedere un biglietto da visita molto attraente, che si vede da tutte le parti del Lago Maggiore, e che è la Basilica restaurata e rinnovata.
Concludendo aggiungerei questo: vi dò il permesso questa sera, dopo l’eucaristia, di sedervi trenta secondi ciascuno sulla sedia del vescovo, per ammirare lo spettacolo di San Vittore. Verbania ha veramente tante possibilità, la città con tutte le sue presenze, le sue energie, può essere segno leggibile anche oggi. Perciò vi auguro: che tutta la comunità possa essere una comunità viva e vivace, pronta a servire all’unico bisogno di parola e di pane!

+Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara