Cercate il Signore mentre si fa trovare

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«Potremmo dire che il racconto dei Magi esprime il tema della ricerca del Signore, da parte di tutti gli uomini e tutte le donne, mentre e perché si fa trovare!». Una ricerca che non si conclude, animata da un desiderio che di per sé è incolmabile, e che pure è spinta di attrazione verso Colui per primo ci cerca.


Cercate il Signore mentre si fa trovare

Omelia nella Solennità dell’Epifania
06-01-2020
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E’ la sintesi del cammino di fede dell’Uomo, che il vescovo Franco Giulio ha proposto nell’omelia pronunciata durante la celebrazione dell’Epifania in cattedrale a Novara a partire proprio dall’esperienza dei Magi: non figure simboliche o protagonisti di un racconto metaforico, ma persone reali, spinti dalla loro quotidianità e dalla loro professione sulla strada per un cammino verso il Salvatore.

Di seguito il testo completo.


  Cercate il Signore mentre si fa trovare

Omelia nella Solennità dell’Epifania

Celebriamo quest’oggi la solennità dell’Epifania che chiude tutte le feste. In realtà non è l’ultima festa del ciclo natalizio, perché sarà seguita da quella del Battesimo di Gesù e sostanzialmente questo tempo della manifestazione del Signore si concluderà il 2 febbraio con la Presentazione di Gesù al Tempio. Il proverbio tuttavia recita che l’Epifania tutte le feste si porta via, perché comunque si chiude questo periodo di pausa.

L’episodio dei Magi che abbiamo ascoltato, molto conosciuto e comunque sempre ricco di spunti, quest’anno ci consente di sottolineare in particolare un aspetto che vorrei tratteggiare, anzi quasi dipingere davanti ai vostri occhi con tre brevi suggestioni.

Un versetto di un cantico di Isaia ci dice: “Cercate il Signore mentre si fa trovare” (Is 55,6a).

Potremmo dire che il racconto dei Magi esprime il tema della ricerca del Signore, da parte di tutti gli uomini e tutte le donne, mentre e perché si fa trovare! E per vivere questa ricerca sono necessari, come dicevo, tre brevi passi che, in realtà, sono il disegno della nostra vita.

Il desiderio della ricerca

Il primo passo: bisogna liberare il desiderio nel nostro cuore, perché noi possiamo cercare. Liberare il desiderio oggi è diventata la questione più difficile, perché siamo persone piene di bisogni, pur avendo ormai quasi tutto. È sufficiente per questo guardare le nostre case, ma noi inventiamo sempre nuovi bisogni, pensando che i beni posseduti possano tamponare i nostri bisogni, riempire il nostro desiderio, come una cosa riempie un buco. Invece l’uomo e la donna sono sì fatti di bisogni, ma per l’aspetto essenziale essi coltivano un desiderio che in linea di principio è incol­mabile!

Già altre volte ho spiegato che la parola desiderio deriva dalla parola stella – e che quindi ha a che fare con il brano di oggi – cioè viene dal latino sidus, con il de privativo, de-sidus, che assume il significato di mancanza e di nostalgia della stella nella navigazione in mare! Il desiderio è ciò che costituisce addirittura il nostro essere liberi. Ed è chiaro che se ci riduciamo ad essere solo soggetti di bisogni, siamo schiavi del bisogno, anche se apparentemente all’esterno risultiamo liberi. Ne è prova il fatto che in questi giorni di pausa, preparando il discorso di San Gaudenzio per il prossimo 22 gennaio, ho trovato un dato che vi anticipo e che mi ha sconvolto (anche se devo verificarlo): in Italia la spesa per il gioco d’azzardo è quasi la stessa di tutta la spesa sanitaria nazionale. Sono soldi spesi per questo surrogato del desiderio che è il gioco, in tutte le sue varie forme tentacolari fino alle slot-machine. Il dato indica la cifra in chiaro, quella legale, che si presenta come un vero surrogato del desiderio, quando uno tenta la cosiddetta fortuna! È interessante, tra l’altro, perché il dato si è impennato per la prima volta nel 2003-2004, quando poco dopo essere passati all’euro siamo stati bombardati da quel gioco che prometteva di farci diventare miliardari in lire e poi milionari in euro.

Il desiderio è così profondo dentro di noi che, se lo trattiamo solo come un bisogno, si riprende la sua parte coi diversi surrogati. L’esempio che vi ho portato è il più vistoso di tutti, ma ce ne sono molti altri (ad es. l’alcool). Dobbiamo invece risvegliare il desiderio! Vale a dire dobbiamo fermarci su quei gesti che sappiamo non ci riempiono totalmente, ma ci lasciano sempre qualcosa ancora da desiderare: l’incontro con le persone, l’ascolto, la lettura, l’arte, la musica, la cultura, il viaggio, il servizio, tutti i gesti che hanno a che fare con la gratuità, tutte le forme con le quali l’uomo e la donna sono più del loro bisogno. Solo questo coltiva il desiderio. Che bello sarebbe se anche voi faceste l’elenco di queste realtà, che tengono aperto il desiderio! E sono moltissime, solo che molto spesso le viviamo con il tratto del bisogno.

 Il cammino della ricerca

Il secondo passo è rappresentato dal fatto che la ricerca del Signore è un cammino. I Magi, per definizione, sono in cammino. L’ubicazione del loro punto di partenza può essere la Persia, l’Arabia, secondo alcuni riferimenti presenti già nell’Antico Testamento. Il desiderio è l’unica cosa che ci mette in cammino, per strada, per via. A volte con un indizio molto tenue: una stella. Il desiderio è dunque quello che ci fa vivere la vita come un cammino. Ed è interessante notare come nel racconto dei Magi la stella è “intermittente”. All’inizio appare ai Magi e li porta fino a Gerusalemme e poi scompare! È quindi la stella della loro professione, del loro mestiere, pare che fossero sapienti, e non tanto “maghi” nel senso che possiamo intendere noi. Sono messi in strada dalla loro professione, da ciò che fanno nella vita di ogni giorno. Vanno però a Gerusalemme perché è il luogo della Parola, della Rivelazione. Devono far incontrare la loro vita con la Parola! A Gerusalemme chiedono ad Erode dov’è il luogo previsto per la nascita del Messia. Erode convoca tutti i saggi, i sacerdoti e gli scribi, i quali citano con esattezza la Scrittura, ma essi non vanno a Betlemme, perché leggono sì la Parola, ma non sono capaci di mettere in discussione la loro vita, di mettere in contatto la Parola con la loro vita! Quando avviene questo prodigio, quando la Parola si incontra con la vita e la vita con Parola, i Magi riescono ad andare a Betlemme e allora riappare la stella!

Occorre cogliere con attenzione questo motivo del racconto, altrimenti non si capisce perché la stella appare e scompare. Ecco come si deve cercare il Signore: occorre tenere insieme la nostra vita con le sue parole, talvolta le sue chiacchiere, con i suoi bisogni e i suoi desideri e però farli illuminare continuamente da una Parola più alta, “la Parola” che viene dal cielo, ascoltata, cercata, ruminata, approfondita, scambiata e condivisa. Solo così la vita viene messa in cammino. Solo in questo modo la ricerca ci mette in cammino e il cammino diventa ricerca.

La ricerca del Signore

E, finalmente, il terzo e ultimo tratto accade quando si arriva a Betlemme e si riconosce il Signore! E il Signore si riconosce in una forma strana, perché, mentre noi lo attendiamo solo alla fine del cammino di ricerca, ci accorgiamo che in verità è Lui che ci ha già trovato e cercato fin dall’inizio!

San Paolo lo dice in un famoso testo: “Per tutta la vita ho corso per afferrare il Signore; ma poi alla fine ho scoperto che Lui mi aveva già conquistato, mi aveva già afferrato” (cfr. Fil 3,12). Avviene la stessa cosa per noi, per chi lo ha già scoperto, nelle cose semplici, di ogni giorno. Il tempo corre e vedete come sono già passati vent’anni dall’inizio del 2000. Questo nuovo secolo ha già  finito la sua adolescenza e sta diventando adulto. Allo stesso modo anche noi siamo chiamati a pensieri grandi, siamo invitati all’incontro con il Signore, con la sua stella, cioè ad abbandonare i bisogni inutili e a scoprire i desideri più profondi per incontrare il Signore.

Formulo il mio augurio citando il Vangelo: “Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima”. (Mt 2,10). Provarono una gioia – dice il testo greco in modo intraducibile – “ἰδόντες δὲ τὸν ἀστέρα ἐχάρησαν χαρὰν μεγάλην σφόδρα” – “una gioia che più grande non si può immaginare”! Ecco vi auguro che questi giorni di Natale possano essere così e che possiate trarne la forza per illuminare ogni giorno di questo anno, dell’anno 2020.

+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara