Accoglienza «con spirito sinodale» della Traditionis Custodes

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Piena adesione alla lettera apostolica in forma di motu proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco, che afferma l’unicità dell’espressione attuale del Rito Romano nello sviluppo delle diverse forme storiche che si sono succedute, dall’antichità ad oggi: «I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano».
E’ quanto sottolineano i vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta, in una nota rilasciata a seguito dell’ultima assemblea della Conferenza episcopale piemontese approvata e accolta all’unanimità. Di seguito il testo integrale.

 

Nota dei vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta sul Motu Proprio Traditionis Custodes

 

La pubblicazione della Lettera Apostolica Traditionis Custodes del 16 luglio 2021 affida «al vescovo diocesano, quale moderatore, promotore e custode di tutta la vita liturgica nella Chiesa particolare a lui affidata, [il compito di] regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi» (a. 2). Noi vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta intendiamo accogliere le indicazioni di Papa Francesco, il quale afferma l’unicità dell’espressione attuale del Rito Romano nello sviluppo delle diverse forme storiche che si sono succedute, dall’antichità ad oggi: «I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano» (a. 1).

La Lettera invita i vescovi a prendersi cura con animo paterno dei «gruppi che celebrano secondo il Messale antecedente alla riforma del 1970», offrendo alcune condizioni di aiuto e sostegno, perché i gruppi stabili che già esistono vivano tale esperienza con uno spirito di sincera comunione con la Chiesa. Al Vescovo diocesano sono fornite le seguenti indicazioni:

  1. a) l’attenzione che «tali gruppi non escludano la validità e la legittimità della riforma liturgica, dei dettati del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Sommi Pontefici» (a. 3, § 1);
  2. b) la scelta di «uno o più luoghi dove i fedeli aderenti a questi gruppi possano radunarsi per la celebrazione eucaristica (non però nelle chiese parrocchiali e senza erigere nuove parrocchie personali)» (a. 3, § 2);
  3. c) l’indicazione dei «giorni in cui sono consentite le celebrazioni eucaristiche con l’uso del Messale Romano promulgato da san Giovanni XXIII nel 1962. In queste celebrazioni le letture siano proclamate in lingua [italiana]» (a. 3, § 3), usando la traduzione della Sacra Scrittura per l’uso liturgico, approvata nel 2008 dalla Conferenza Episcopale Italiana.
  4. d) la nomina di «un sacerdote che, come delegato del vescovo, sia incaricato delle celebrazioni e della cura pastorale di tali gruppi di fedeli. Il sacerdote sia idoneo a tale incarico, sia competente in ordine all’utilizzo del Missale Romanum antecedente alla riforma del 1970, abbia una conoscenza della lingua latina tale che gli consenta di comprendere pienamente le rubriche e i testi liturgici, sia animato da una viva carità pastorale, e da un senso di comunione ecclesiale» (a. 3, § 4).
  5. e) la verifica che «nelle parrocchie personali canonicamente erette a beneficio di questi fedeli, [sia] in ordine alla effettiva utilità per la crescita personale, [valutando] se mantenerle o meno» (a. 3, § 5). Si aggiunge «di non autorizzare la costituzione di nuovi gruppi» (a. 3, § 6).

Dalla Lettera Apostolica deriva per il vescovo il compito di avvalersi di presbiteri preparati in modo tale che «il sacerdote incaricato abbia a cuore non solo la dignitosa celebrazione della liturgia, ma la cura pastorale e spirituale dei fedeli» (a. 3, § 4) e di favorire che i «presbiteri i quali già celebrano secondo il Missale Romanum del 1962, richiederanno al Vescovo diocesano l’autorizzazione per continuare ad avvalersi della facoltà» (a. 5), mentre i «presbiteri ordinati dopo la pubblicazione del presente Motu proprio, che intendono celebrare con il Missale Romanum del 1962, devono inoltrare formale richiesta al Vescovo diocesano, il quale prima di concedere l’autorizzazione consulterà la Sede Apostolica» (a. 4).

Accogliendo con spirito sinodale la Lettera Apostolica di Papa Francesco, desideriamo con tutto il cuore che si favorisca la comunione ecclesiale, così che la preghiera liturgica con cui la Chiesa oggi prega e celebra il Mistero pasquale risplenda come segno di unita e di carità. Come scrive il Papa nella Lettera indirizzata a tutti i Vescovi del mondo per presentare il Motu proprio, non può mancare un richiamo, rivolto ai Sacerdoti e alle comunità, alla fedeltà alle prescrizioni del Messale nella celebrazione dell’Eucaristia evitando quella «creatività, la quale porta spesso a deformazioni al limite del sopportabile».

Invitiamo i sacerdoti e le comunità cristiane a un rinnovato fervore nella celebrazione dell’Eucaristia e della liturgia, con la limpida coscienza che essa non è nostra, ma è della sua Chiesa, anzi è del Signore che Le concede di celebrare il santo mistero del Corpo e del Sangue del Signore.

 Pianezza,15 settembre 2021