Conferiti i ministeri del lettorato e dell’accolitato

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«Cari amici, voi oggi ricevete, quattro il ministero del lettorato e due il ministero dell’accolitato, che sono i passi che la Chiesa fa fare per arrivare al sacerdozio, al ministero ordinato. Ma la Chiesa fa compiere questo passo – come diciamo spesso per il diaconato – non perché il lettorato e l’accolitato siano lasciati poi alle spalle, quando si raggiunge il traguardo più alto, ma perché questi sono gli elementi essenziali da tenere in evidenza e che rimangono anche quando si diventa preti, e persino quando si diventa vescovi! Si è sempre ministri della Parola, cioè Lettori della Sacra Scrittura, e si è sempre Accoliti, cioè custodi del Corpo del Signore».

Con queste parole, nella sera di martedì 21 novembre, il vescovo Franco Giulio Brambilla si è rivolto ai seminaristi che hanno ricevuto i ministeri del lettorato  (Luca Longo, Denis Paglino, Simonpietro De Grandis, Liborio Lanza) e dell’accolitato (Andrea Lovato, Riccardo Guida).

Il vescovo ha poi proposto due espressioni «che nel loro essere un po’ strane, dovrebbero essere quasi un pugno allo stomaco, a proposito di ciò che voi ricevete questa sera, e che noi trattiamo ogni giorno»: Il “Tizzone ardente” e il “Pane Supersostanziale”.

Ecco come le ha presentate:

La Parola come tizzone ardente

«La prima espressione – ha spiegato il vescovo – è rivolta a coloro che ricevono ufficialmente il dono di leggere la Parola, di leggerla vivendola e di viverla anche porgendola: la Parola sia come un “tizzone ardente”. È un’espressione presa dal profeta Isaia che parla del “carbone ardente” (cfr Is 6,6). La Parola di Dio è un tizzone ardente che purifica le labbra del Profeta, perché egli non dica solo parole umane, ma, dicendo parole umane, arda della forza della Parola di Dio, dica parole brucianti, come è bruciante un tizzone ardente! Questa sarà la vostra passione».

L’Eucaristia come panis supersubstantialis

«Quando nel Padre Nostro noi diciamo “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, sappiamo che la traduzione “quotidiano” è molto discussa! Stasera vi dirò solo una traduzione in latino che mi ha sempre intrigato e che risale già a san Girolamo. Egli traduce sia “pane quotidiano” (Luca), sia “pane supersostanziale” (Matteo: panem nostrum supersubstantialem da nobis hodie). Il “pane sopraessenziale” è un pane che è la sostanza di tutti gli altri nutrimenti”, “quello essenziale per vivere”. Possono mancare tutti gli altri nutrimenti, ma questo, se mancasse, non vivremmo e per questo lo chiediamo ogni giorno nel Padre Nostro: “Dacci oggi il nostro pane essenziale, per vivere!”. Esso ha un tratto persino escatologico, il pane del futuro, perché viene dal cielo, da Dio, è il pane eucaristico. Per questo si dice e si dona nel pane “quotidiano”, perché quello è essenziale per vivere, ciò che basta ogni giorno! Ma questo i primi cristiani, i padri della Chiesa lo dicevano del pane eucaristico. Quello che effettivamente è essenziale per vivere, e che dà significato a tutti gli altri cibi e i nutrimenti».

A questo link la versione integrale dell’omelia