Cristo risorto scardina le porte degli inferi: l’augurio pasquale del vescovo Franco Giulio

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G. Ferrari, Parete Gaudenziana (particolare)

 

Tu madre che generi nel dolore il Figlio tuo sulla Croce
rinnova dentro di noi il fulgore della sua Pasqua,
sprigiona la vita nuova del Risorto,
effondendo nei nostri cuori lo spirito dell’amore,
la gioia della fede e la dolcezza della speranza.

+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara

 

Una meditazione di San Giovanni Crisostomo e una preghiera alla Vergine Maria: l’augurio del vescovo Franco Giulio Brambilla nella notte della Veglia pasquale.

 

CRISTO RISORTO SCARDINA LE PORTE DEGLI INFERI
Catechesi pasquale di Giovanni Crisostomo Nella notte della Veglia Pasquale 2018

 

1. Se uno è pio e amico di Dio, goda di questa solennità bella e luminosa. Il servo d’animo buono entri gioioso nella gioia del suo Signore. Chi ha faticato nel digiuno, goda ora il suo denaro. Chi ha lavorato sin dalla prima ora, riceva oggi il giusto salario. Se uno è arrivato dopo la terza ora, celebri grato la festa. Se uno è giunto dopo la sesta ora, non dubiti perché non ne avrà alcun danno. Se uno ha tardato sino all’ora nona, si avvicini senza esitare. Se uno è arrivato solo all’undicesima ora, non tema per la sua lentezza: perché il Sovrano è generoso e accoglie l’ultimo come il primo. Egli concede il riposo a quello dell’undicesima ora, come a chi ha lavorato sin dalla prima. Dell’ultimo ha misericordia, e onora il primo. Dà all’uno e si mostra benevolo con l’altro. Accoglie le opere e gradisce la volontà. Onora l’azione e loda l’intenzione».

2. Entrate dunque tutti nella gioia del nostro Signore: primi e secondi, godete la mercede. Ricchi e poveri, danzate in coro insieme. Continenti e indolenti, onorate questo giorno. Quanti avete digiunato e quanti non l’avete fatto, oggi siate lieti. La mensa è ricolma, deliziatevene tutti. Il vitello è abbondante, nessuno se ne vada con la fame. Tutti godete il banchetto della fede. Tutti godete la ricchezza della bontà. Nessuno lamenti la propria miseria, perché è apparso il nostro comune regno. Nessuno pianga le proprie colpe, perché il perdono è sorto dalla tomba. Nessuno tema la morte, perché la morte del Salvatore ci ha liberati.

3. Stretto da essa, egli l’ha spenta. Ha spogliato l’ade, colui che nell’ade è disceso. Lo ha amareggiato, dopo che quello aveva gustato la sua carne. Ciò Isaia lo aveva previsto e aveva gridato: L’ade è stato amareggiato, incontrandoti nelle profondità. Amareggiato, perché distrutto. Amareggiato, perché giocato. Amareggiato, perché ucciso. Amareggiato, perché annientato. Amareggiato, perché incatenato. Aveva preso un corpo, e si è trovato davanti Dio. Aveva preso terra e ha incontrato il cielo. Aveva preso ciò che vedeva, ed è caduto per quel che non vedeva. Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Dov’è o ade, la tua vittoria?
E’ risorto il Cristo, e tu sei stato precipitato. E’ risorto il Cristo, e i demoni sono caduti. E’ risorto il Cristo, e gioiscono gli angeli. E’ risorto il Cristo, e regna la vita. E’ risorto il Cristo, e non c’è pù nessun morto nei sepolcri. Perché il Cristo risorto dai morti è divenuto primizia dei dormienti. A lui la gloria e il potere per i secoli dei secoli. Amen».

Tratto da: Manuel Nin, Osservatore Romano 1 aprile 2018, p. 7