Famiglie, giovani, laici: tre direttrici dopo la visita pastorale in Valsesia

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Le famiglie «soprattutto quelle giovani», i giovani stessi, «che talvolta si allontanano quando iniziano gli studi universitari, corrono il rischio di abbandono, dopo aver fatto una profonda esperienza di radicamento nella loro terra» e i ministeri laicali, che «dovranno promuovere la necessaria presenza del laicato, sia nella vita della parrocchia, sia nello spazio del volontariato e della presenza culturale».

Sono le tre piste pastorali, le tre direttrici «su cui puntare nel futuro prossimo» che il vescovo Franco Giulio Brambilla ha evidenziato nel suo messaggio di chiusura della visita pastorale alle Unità pastorali missionarie in Valsesia, datato primo settembre, ma consegnato alle comunità in un incontro che si è tenuto nella serata di lunedì primo ottobre.


Il messaggio del vescovo Franco Giulio per la chiusura della visita pastorale
1-10-2018

Un’esperienza intensa, fatta di tanti incontri, che il vescovo restituisce in un messaggio che getta lo sguardo non solo sulla comunità ecclesiale, ma anche sulla società e sulla realtà civile della valle. «Posso dire che la positiva esperienza della Visita Pastorale in Valsesia mi ha confermato nella bontà della scelta delle UPM, che è proposta a tutta la Diocesi, per dare carne al sogno della Chiesa di domani. Voi che avete iniziato coraggiosamente, portate a compimento l’opera di bene che il Signore ha iniziato», scrive in conclusione mons. Brambilla.


IL TESTO INTEGRALE DEL MESSAGGIO

Visita pastorale nelle UPM del Vicariato della Valsesia

Novara – 1 settembre 2018

 

 

  1. Gratitudine per l’incontro con le Unità Pastorali Missionarie (UPM)

Desidero esprimere un profondo senso di gratitudine per l’accoglienza con cui i sacerdoti e la gente hanno ricevuto la presenza del vescovo nel Vicariato della Valsesia. Ho sentito in modo particolare la grazia  di aver compiuto la visita in ciascuna UPM, per otto giorni molto intensi, entrando in contatto con le diverse realtà della vita ecclesiale, sociale e civile, sempre con incontri fruttuosi e ben partecipati. Ho cercato di rendermi disponibile alle molte richieste, spesso oltre lo stesso programma. Ringrazio di cuore i Coordinatori, i Sacerdoti e le Équipes Pastorali, che hanno predisposto con cura un programma armonico. In particolare, ringrazio il Vicario Episcopale don Gianni Remogna per la discreta assistenza, sempre sollecita, e coloro che hanno curato l’accoglienza nella dimora che volta a volta mi è stata preparata. Ringrazio tutti per i colloqui avuti, schietti e sinceri.

  1. Continuità e rinnovamento della vita delle comunità della Valsesia

 Lo sguardo sulle comunità cristiane della Valsesia mi ha portato a confermare la bontà della suddivisione del Vicariato in quattro UPM, quali luoghi di operoso lavoro pastorale. Mi preme esprimere un incoraggiamento positivo per l’attaccamento alla devozione e ai suoi segni, per la spontaneità con cui la fede è presente in coloro che frequentano la vita cristiana, per l’attenzione e l’attesa che mi hanno riservato anche coloro che non sono assidui parte­cipanti alla vita delle comunità. Bella è stata soprattutto l’amministrazione della cresima: ho apprezzato la celebrazione curata e ho sperimentato la bellezza di farlo insieme. Sono grato alle persone che ho ascoltato e che mi hanno incontrato personalmente, per i momenti comuni che mi hanno dato occasione di incontrare strati diversi della società valsesiana, dove v’è stato attento ascolto e scambio di stimoli. Su questo sfondo positivo ho osservato tre temi che richiedono uno slancio propulsivo per il futuro.

Il primo è la condizione di fraternità della Comunità dei sacerdoti della Valsesia. Tutti lavorano e si sacrificano con passione nel loro ministero: tuttavia la presenza di ben otto parroci sopra gli ottant’anni (di cui sei sopra gli ottantacinque) genera qualche preoccupazione per il futuro immediato, anche se per ora è compensata dall’aiuto vicendevole e fraterno. Tutto ciò richiederà una forte comunione nei prossimi anni e qualche nuovo innesto.

Il secondo riguarda le Unità Pastorali Missionarie che ci domandano lo sforzo di convergere su alcuni punti decisivi per la missione comune delle comunità parrocchiali di domani e chiedono di camminare insieme nella sincera e reale apertura al lavoro con i laici, su cui ha tanto insistito il nostro Sinodo XXI°. Nelle quattro UPM molto s’è già fatto, alcune hanno una pratica di lavoro comune già sperimentata, altre sono all’inizio. Non bisogna aspettare di avere tutto pronto e perfetto: bisogna in ogni modo iniziare, perché camminando s’impara.

Il terzo riguarda alcune scelte strategiche che si riferiscono, sia a luoghi importanti della pastorale per spronare a una rinnovata lena, sia alla creazione di figure ministeriali nuove per allargare il servizio alla vita delle persone, alla crescita della fede e al rinnovamento delle comunità. Quest’anno 2018-2019 sarà dedicato a metterci tutti in stato di formazione, in particolare con il Seminario dei laici, a cui è dedicata la nuova lettera pastorale.

Un punto importante è il seguente: chiedo al Vicario Episcopale il coordinamento delle messe domenicali. La celebrazione dell’eucaristia, domenicale in particolare, e l’annuncio della Parola sono il centro e la sorgente della vita della Chiesa. Perciò bisogna rivedere il numero delle messe festive, per non mettere in difficoltà chi verrà dopo di noi, con un calendario ancora troppo carico di celebrazioni. Tutto ciò deve servire a ridare splendore al rito ben preparato, a favorire il senso cristiano del mistero, la partecipazione attiva e spirituale delle persone alla vita liturgica comunitaria e alla preghiera personale.

  1.         La condizione umana, lavorativa e sociale della Valsesia

Nei riusciti incontri pubblici a cui ho partecipato (con il mondo del lavoro e dell’impresa, con gli amministratori pubblici, con alcune espressioni culturali, con gli operatori della carità e del volontariato) per quanto riguarda l’occupazione è emersa una situazione abbastanza incoraggiante (anche rispetto ad altre realtà della Diocesi), ma con la forte concentrazione soprattutto su alcune eccellenze che danno lavoro a molte persone concentrate in settori specifici (tessile, meccanico, commercio, agricoltura) con la richiesta di operari specializzati che risultano carenti. Molti giovani frequentano l’università a Novara, Torino o Milano, e sovente diventa difficile il rientro in valle una volta raggiunto il titolo di studio. Sotto questo profilo è emersa da più parti la necessità di orientare i giovani nella scelta professionale, in vista anche della possibilità futura di occupazione.

Le parrocchie della Valsesia devono rendersi presenti con attenzione alle diffi­coltà e sofferenze della gente, aprire orizzonti concreti di speranza, edu­care i giovani e le persone che hanno disponibilità di tempo alla costruzione del bene comune, collaborare a valorizzare le risorse su cui puntare nel futuro. La lettura della situazione indica prospettive nuove soprattutto nella promozione del turismo in Alta Valle (su cui richiamare a un’accoglienza cordiale e a nuovi investimenti di persone e risorse), nella valorizzazione del patrimonio artistico religioso e culturale di valore internazionale per la Città e il Sacro Monte di Varallo, nella trasformazione dell’industria meccanica e dell’arti­gianato insediata nell’anfiteatro di Borgosesia, nell’agri­coltura di elezione nella Bassa Valsesia (viticoltura, allevamento e risicoltura), verso cui indirizzare soprattutto i giovani come una grande oppor­tunità.

Le comunità cristiane poi dovranno potenziare la sensibilità verso le situazioni di disagio per indicare soluzioni nuove e creative. Nell’Alta Valle preoccupa lo spopolamento dei piccoli paesini di montagna, l’invecchiamento della popolazione che sta assumendo proporzioni molto alte e che non riescono ad essere compensate dalla stagione estiva sempre più breve. In particolare vi chiedo un potenzia­mento delle Caritas (concentrandole in alcune sedi strategiche), pensandole veramente al servizio degli strati sociali più deboli. Appar­tengono al servizio della carità anche lo sforzo di coordinamento delle varie iniziative di volontariato già presenti e quelle nuove che potrebbero nascere soprattutto a favore degli anziani, degli ammalati, delle solitudini sociali e dei migranti.

Ho trovato sempre cordiale accoglienza e confronto positivo con i Sindaci, gli Amministratori locali e con gli operatori del volontariato. Incoraggio ad instaurare sempre meglio una circolarità virtuosa di sussidiarietà verticale (tra i livelli dell’ammi­nistrazione pubblica) e orizzontale (tra i corpi intermedi di volontariato e di animazione culturale), che sono la vera trama del tessuto sociale: la difficoltà di una valle suddivisa in due provincie (Novara e Vercelli), non senza contatti con la provincia di Biella e persino del VCO, rende talora difficoltoso l’espletamento della burocrazia (si pensi solo ai Beni Culturali) e il coordinamento di programmi e progetti di promozione sociale.

  1.   Tre direttrici per il futuro: famiglie, giovani, laici.

Gli incontri pastorali avvenuti durante la Visita pastorale hanno messo in luce tre piste su cui puntare nel futuro prossimo:

  • le famiglie, soprattutto quelle giovani, hanno bisogno di prossimità e di cura partico­lare, accompagnandole nei due momenti decisivi per la “nascita” della famiglia. L’inizio della vita a due (fidanzamento e convivenza) e la generazione dei figli sono per la coppia due momenti di crescita e di grazia, perché il matrimonio si trasformi in famiglia. Inoltre, dopo il duplice Sinodo sulla Famiglia (2014-2015) e la pubblicazione dell’Esortazione Amoris laetitia, bisognerà avere un’attenzione particolare alle famiglie in difficoltà e alle coppie in crisi. A Boca sarà operativo a partire dal prossimo anno pastorale uno “spazio” di accompagnamento per queste situazioni cosiddette irregolari, perché si sentano di nuovo accolte nella comunità cristiana.
  • i giovani della Valsesia, che talvolta si allontanano quando iniziano gli studi universitari, corrono il rischio di abbandono, dopo aver fatto una profonda esperienza di radicamento nella loro terra e nei cammini di fede che l’oratorio e le comunità cristiane hanno proposto a loro. Bisogna dare ai giovani futuro, aprendo prospettive di lavoro e di impegno, perché possano tornare in Valsesia a ridonare il molto che hanno ricevuto, sia per la fede e la comunità, sia per il servizio alla società. Ho notato che in ciascuna UPM sono presenti uno o più luoghi di incontro per ragazzi e giovani, che possono fornire un bel cammino di esperienza di crescita umana e cristiana. I coadiutori presenti lavorino insieme con più assiduità per favorire un cammino di animazione e di educazione cristiana, traendo anche ispirazione dai risultato del prossimo Sinodo dei Giovani.
  • i ministeri laicali (già esistenti e nuovi) potranno venire in soccorso non solo alla grave diminuzione del clero, ma dovranno promuovere la necessaria presenza del laicato, sia nella vita della parrocchia, sia nello spazio del volontariato e della presenza culturale. Bisogna riprendere quest’intuizione per preparare oggi ciò che sarà necessario domani. Penso in particolare alla pastorale giovanile e familiare del futuro, ma mi riferisco anche alla liturgia, all’annuncio della Parola, alla presenza nella scuola, all’accom­pagnamento della salute, al volontariato della carità e della missione, all’accoglienza dei migranti. I ministeri già esistenti e i nuovi non sono solo quelli riconosciuti, ma devono anche alimentarsi anche a uno spirito di volontariato gratuito. Molti avanzano l’obiezione di non essere preparati a sufficienza: per questo la Diocesi mette a disposizione a partire da quest’anno il Seminario dei laici come un tempo propizio di formazione (Lettera pastorale anno 2018-2019, Li mandò due a due, pag. 35-42).

In conclusione, posso dire che la positiva esperienza della Visita Pastorale in Valsesia mi ha confermato nella bontà della scelta delle UPM, che è proposta a tutta la Diocesi, per dare carne al sogno della Chiesa di domani. Voi che avete iniziato coraggiosamente, portate a compimento l’opera di bene che il Signore ha iniziato.

+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara