Martini legge Montini come «Uomo Spirituale». Ricordo del cardinale a dieci anni dalla morte

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Carlo Maria Martini celebra messa con Franco Giulio Brambilla

L’arcivescovo Carlo Maria Martini preside una celebrazione a Monza: concelebrante l’allora don Franco Giulio Brambilla.

Il 31 agosto ricorre il X anniversario della morte del cardinal Carlo Maria Martini. Per onorarlo con affetto filiale pubblico questo inedito pronunciato in occasione della prima apparizione pubblica, dopo il ritorno da Gerusalemme.

Mons. + Franco Giulio Brambilla

 

Martini legge Montini come «Uomo Spirituale»

Testimonianza inedita alla presentazione del volume: C.M. Martini, Paolo VI «Uomo Spirituale». Discorsi e scritti (1983-2008), Introduzione e note di M. Vergottini, Brescia-Roma 2008. 

 

Ho letto con vero gusto interiore questo libro che raccoglie gli scritti di Martini che legge Montini. Il Curatore della presente raccolta fa notare che la stessa finale dei due cognomi ha generato talvolta un simpatico lapsus. È un lapsus che rivela la facile sovrapposizione dell’affetto e della riconoscenza tra queste due grandi figure che hanno segnato in modo indelebile la nostra Chiesa di Milano. E non solo. Tuttavia, la somiglianza tra i due protagonisti della storia del Novecento italiano e mondiale si fermerebbe qui: nella involontaria sovrapposizione dei nomi che la lingua del cuore fonde negli incroci della parola. Con questa esca si apre la raccolta dei testi del Card. Martini su Montini, scritti talvolta occasionali, talaltra sorti da una richiesta o, ancora, generati da un sottile gioco di sponda con cui il Vescovo della Parola di Dio fa leva sulla passione “moderna” di Paolo VI, per aprire la diocesi ambrosiana alla sfida del contemporaneo.


Martini legge Montini come «Uomo Spirituale»
Un testo inedito del vescovo Brambilla per ricordare l’arcivescovo di Milano nel decennale della scomparsa
30-08-2022
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Martini e Montini sono “troppo diversi” per poter essere letti l’uno in trasparenza sull’altro. Su questo motivo del “troppo diversi” si snoda l’efficace Introduzione che fa da cornice alla raccolta. Troppo diversi i contesti storico-ambien­tali di Montini e Martini, troppo differente la tradizione teologico-spirituale da essi respirata, troppo diseguali gli uffici esercitati prima di accedere alla cattedra di Ambrogio e Carlo, troppo distinti gli interessi personali coltivati a latere del proprio ministero, troppo disparate per durata e temperie culturale le epoche in cui hanno vissuto il servizio episcopale a Milano, infine incomparabili le due personalità per doti personali, sensibilità interiore, esperienza credente e stile del linguaggio.

“Tuttavia…” così conclude il curatore: «non v’è forse motivo di prestare un certo credito all’iniziale impressione dell’esistenza di affinità fra i due personaggi e di una familiarità fra i rispettivi  mondi interiori…?». L’affinità è indicata nel titolo della raccolta. Martini interpreta proprio la falda più profonda della personalità di Montini come “uomo spirituale”, un’umanità resa trasparente dallo sguardo dello Spirito, che mette in contatto vivo la singolarità del Mistero cristiano con l’attesa dell’uomo moderno in struggente ricerca di sé. Su questa falda più profonda si innestano senza difficoltà i tre aspetti della lettura empatica che Martini fa del suo predecessore e grande Pontefice: Montini/Paolo VI come uomo di Chiesa, uomo del Concilio, uomo della Luce. Per leggere l’esercizio del­la memoria che il venerato card. Martini ha fatto nel cuore vivo e pulsante del suo ministero queste indicazioni orientano in modo perfetto il lettore del volume.

Così mi sono accinto a leggere anch’io i testi raccolti in questo libro: alcuni li avevo sentiti direttamente all’inizio dei Convegni, altri ascoltati durante l’eser­cizio del ministero del Vescovo di Milano, altri letti successivamente; in buona parte per me sconosciuti. Non ho dovuto leggere molto per lasciarmi sorprendere da un’impressione chiara. La “parentela spirituale”, che Martini alla fine confessa di sentire con Montini, non avviene “nonostante” la diversità, ma proprio “attraverso” di essa. Rovesciando la formula potremmo dire: non “troppo diversi, eppure…”; ma “troppo diversi, e proprio per questo…” capaci di profonda sintonia. Questa sorta di conoscenza interiore avviene tra le persone che si lasciano plasmare dallo Spirito Santo, facendo una dolorosa e avventurosa cernita rispetto allo spirito del tempo, drammatico e tormentato nell’epoca di Montini, creativo e innovativo nella stagione di Martini. Questo è il frutto che ho ricavato dalla lettura: la conoscenza per connaturalitatem – come dice Aristotele – rende possibile che il simile conosca il suo simile; la “parentela spirituale” fa in modo che il simile conosca il diverso da sé. Proprio le impressionanti diversità tra le due figure spirituali che l’introduzione mette stupendamente in luce sono la sorgente di questa “osmosi degli spiriti”, che non è fusionale, ma comunionale. Non c’è bisogno di varcare la prima pagina della raccolta per accorgercene.

Inizio a leggere e trovo subito questo brano folgorante. Il testo è del 1983, una breve introduzione al Colloquio internazionale su Paolo VI e la cultura. È un Martini d’annata, ascoltiamolo.

Si può dire che Paolo VI ha rifatto l’operazione di proporre il “diverso” dentro il “comune”. Come poche persone del nostro tempo, egli è riuscito a risvegliare nell’uomo d’oggi il brivido del mistero, lo stupore per l’eccezionalità, l’unicità, l’assolutezza della figura di Cristo, il senso delle realtà sovrumane contenute nell’umanissima vita della Chiesa; ma ha fatto tutto questo impiegando le potenzialità, le sfumature, le risorse e anche le sconfitte, le opacità, le ritrosie del linguaggio, della sensibilità, della mentalità, della cultura dell’uomo d’oggi.

È stato un credente e un maestro della fede, che ha parlato non solo “all”‘uomo d’oggi, ma “da” uomo d’oggi. È stata così limpida e matura la sua fede, che è riuscita a esprimersi anche nell’età e nella cultura dell’incredulità, della secolarizzazione, dell’uomo maggiorenne, fiero del proprio progresso e disperato della propria solitudine. Ed è stata così interiore, personalizzata, criticamente sofferta la sua assimilazione della cultura, da permettergli di scoprire in essa le nostalgie, le contraddizioni, le brecce segrete, attraverso le quali aprirsi all’annuncio della fede.

Mi domando: il cardinal Martini delinea solo la figura di Montini o rivela anche un po’ di se stesso? Domanda oziosa, come subito si capisce dal commento scritto poche righe dopo. Si tratta del paradosso del “diverso nel comune”, quel paradosso che attraversa come un pungolo il rapporto fede e cultura e che trova in Montini quasi un’icastica rappresentazione personale. È una cultura che non si fa ascoltare solo dai dotti, ma che è capace di interpretare le forme della vita quotidiana d’ogni uomo. Ma tutto ciò non si può dire anche di Martini? Eminenza! la sua graditissima presenza questa sera ci colma di gioia e ci invita a stendere un velo di tenero pudore sullo sguardo partecipe con cui ci fa accostare alla figura del grande Pontefice nel trentesimo anniversario della sua scomparsa. Sono certo: Lei vorrebbe che si parlasse soprattutto di Montini/Paolo VI, ma ci consenta questa sera di leggerlo con la lente di ingrandimento della Sua mente e del Suo cuore.

Sotto la penna di Martini la figura di Paolo VI grandeggia e la lettura degli interventi martiniani strappa la figura del Pontefice bresciano dagli ingenerosi clichés che certa storiografia gli ha cucito addosso. Soprattutto ce lo fa incontrare come persona viva, così che si deve lodare l’iniziativa dell’Istituto Paolo VI di Brescia per aver favorito con grande tenacia questa raccolta. Chi la scorrerà vi troverà sostanzialmente tre serie di testi: i primi sono dei veri e propri affreschi sui diversi aspetti del pensiero poliedrico e sulle intuizioni di Montini (segnalo Montini e il Concilio; l’eredità montiniana alla sua Chiesa, Montini e il lavoro, Montini e la formazione del clero; Montini e l’educazione; Montini e l’Europa); la seconda serie di testi è la più numerosa e si tratta di testi occasionali (omelie, introduzione a convegni, interventi spirituali, lectio divina) con cui Martini fa un breve intervento su moltissimi momenti del magistero episcopale e papale di Montini, raggiungendo sempre un punto di orghé, un momento di incandescenza che ci consente di leggerli con una vera gioia interiore (ricordo tra tutti il bellissimo testo sul Gesù di Paolo VI); è, infine, l’ultimo testo inedito, il più emozionante, il contrappunto meditativo di Martini, anticipato domenica su Avvenire, all’indimenticabile Pensiero alla Morte di Paolo VI.

Tra poco sentiremo recitare da un artista per noi il Pensiero alla Morte. Non è solo un gioiello della scrittura credente del Novecento, ma anche il documento della verità interiore di un grande Pontefice che è stato un vero “uomo spirituale”. Scritto verisimilmente dopo la fine del Concilio, lontano dall’appuntamento con la morte, esso contiene le ferite e le speranze di quel tempo. Il card. Martini ha voluto per questa raccolta meditarlo per noi e con noi. Ne è venuto un contrappunto di cui voglio farvi ascoltare il momento per me più emozionante:

Paolo VI scrisse queste pagine alcuni anni prima della sua morte, mentre si trovava ancora fortemente impegnato nel molteplice servizio alla Chiesa. Io rifletto su queste cose con la tranquillità di chi non ha più impegni ufficiali e può prepararsi alla sua morte. […]

In questa luce mi pare di notare che Montini ha avuto una maggiore intuizione della bellezza del mondo. Perciò può rammaricarsi di non averlo conosciuto abbastanza e di non averlo studiato a fondo. Io non sento tali rammarichi. Sì, questo mondo è bello, ma ci sono anche tante bruttezze e brutture e perciò non mi appare tanto straordinario e attraente. Quello che mi appare straordinario è il fatto che questo mondo sia stato creato e amato da Dio e sia stato creato in Cristo. Paolo VI riconosce che l’avvenimento più grande è stato per lui l’incontro con Cristo. Sento anch’io profondamente l’importanza di tale incontro, ma sono portato ogni giorno di più a vedere la creazione come immersa nel grande movimento che va verso il Cristo totale. Mi percepisco parte di questo movimento e vedo che in esso il mio incontro con Cristo è solo un piccolo aspetto di questo formidabile dinamismo che abbraccia tutto l’universo.

Fin qui la citazione del card. Martini. Non si realizza forse uno stupendo chiasmo? Il Papa, uomo spirituale, ci regala uno sguardo struggente sulla stupenda scena di questo mondo; il Vescovo, che ci ha proposto un luminoso incontro con la Parola, ci dona uno sguardo sincero sulle ferite del tempo attuale, e le colloca nel dinamismo teilhardiano verso il Cristo totale. Due sensibilità, un’unica parentela spirituale. Li ringraziamo di cuore con lo stupore grato che chiede insistentemente al Signore di non lasciare mancare alla Chiesa e al mondo uomini spirituali così.

+ Franco Giulio Brambilla