Il processo di Gesù: il paradosso dirompente che mostra la verità di Cristo

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Un racconto  «sorprendente», un «unicum di una potenza drammatica altissima»:  «Sette “microscene” veloci, fulminanti, capaci di immetterci nel dramma». E’ il processo romano di Gesù davanti a Pilato, che il vescovo Franco Giulio Brambilla ha commentato ripercorrendo i capitoli 18 e 19 del Vangelo di Giovanni, nella sera del Venerdì Santo – 30 marzo – in Basilica, nella serata organizzata dal Progetto Passio.


IL TESTO INTEGRALE A QUESTO LINK

Intervento per il pellegrinaggio delle parrocchie novaresi in Battistero e San Gaudenzio
30-03-2018

«All’esterno ci sono i capi, c’è la folla che grida, che aizza, che vuole arrivare presto alla fine. Lì la verità di Gesù è confusa, irrisa, barattata, derisa, dileggiata, capovolta e stravolta – ha detto mons. Brambilla -. All’interno ci sono solo due scene, speculari l’una all’altra, la seconda e la sesta, che invece accadono nel silenzio e nella riflessione, con Gesù e Pilato di fronte, l’una sulla verità e l’altra sul potere. Le due facce di un’unica medaglia. Al centro la scena misteriosa che lasceremo alla sorpresa del racconto».

 

IL PROCESSO DI GESÙ

 

Carissimi, dalle molte strade della città siamo giunti qui nel centro di gravità di Novara, nella Basilica di San Gaudenzio, tempio insieme civico e religioso, sotto la cupola ancor oggi la più alta del mondo costruita in mattoni, per celebrare questo Venerdì Santo, nell’anno di Gaudenzio a 1600 anni dalla sua morte.
Cosa voglio dirvi questa sera? Venerdì scorso abbiamo vissuto un momento emozionante di altissimo profilo, entrando anche noi nella cappella trentottesima del Sacro Monte di Varallo, che ha fatto da sfondo, anche questa sera, allo scorrere del testo della Passione secondo Giovanni. Siamo entrati, quasi personaggi tra i personaggi, attraverso un graduale processo di accostamento al mistero della morte di Gesù.
Questa sera per ringraziare coloro che sono stati fedeli durante tutti i venerdì di quaresima, ho deciso di non ripetere questa parte, ma di dedicarmi alla sezione che sta prima nel Vangelo di Giovanni e che è una scena “sorprendente”, un unicum di una potenza drammatica altissima: il processo romano di Gesù davanti a Pilato.
È una sezione costruita con maestrìa drammatica inimmaginabile, composta da sette scene, quattro all’esterno, due in interno, e una al centro “senza luogo”, dove avviene l’evento più paradossale che ci scioccherà e che manifesta sub contrario, capovolta, la verità di Gesù.
Sette “microscene” veloci, fulminanti, capaci di immetterci nel dramma. Attraverso il gioco dei personaggi, anche noi siamo chiamati a prendere posizione di fronte alla verità di Gesù e della sua croce.
All’esterno ci sono i capi, c’è la folla che grida, che aizza, che vuole arrivare presto alla fine. Lì la verità di Gesù è confusa, irrisa, barattata, derisa, dileggiata, capovolta e stravolta.
All’interno ci sono solo due scene, speculari l’una all’altra, la seconda e la sesta, che invece accadono nel silenzio e nella riflessione, con Gesù e Pilato di fronte, l’una sulla verità e l’altra sul potere. Le due facce di un’unica medaglia.
Al centro la scena misteriosa che lasceremo alla sorpresa del racconto.