La Gerusalemme sul monte: omelia per la Messa del miracolo

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Una costruzione maestosa, che si presenta a chi arriva nella valle «nella sua sublime evidenza», ma che insieme richiama al primato della dimensione spirituale. Nell’anno in cui ricorre il 60° della consacrazione, è un’analisi semiotica che dall’esame dei significanti architettonici si trasforma in narrazione vibrante di un percorso alla riscoperta del fondamento della fede – e della vita – dell’uomo, quella che ha fatto mons. Franco Giulio Brambilla sul Santuario della Madonna del Sangue, durante l’omelia per la Messa in occasione del 524° anniversario del miracolo  di Re lo scorso 29 aprile.


Omelia della Messa del Miracolo
29-04-2018

Ma «cosa dice lo spirituale?» è l’interrogativo che si pone il vescovo. Cosa dice il sacro? Cosa dice la devozione? «Che la vita è di più, di ciò che noi misuriamo, programmiamo, costruiamo, guadagniamo, capitalizziamo, arraffiamo, mettiamo da parte per i nostri figli; la vita è di più di tutto questo! – è la sua risposta -. Lo spirituale o il sacro si colloca in ogni snodo della vita: si annuncia quando il bambino nasce, quando cresce, quando uno si sposa, uno fa un’altra scelta di vita, quando c’è la sofferenza e quando c’è la morte! In tutti questi gomiti della vita, quando la vita fa il suo giro, lì si insedia lo spirituale. Spirituale ci ricorda che noi siamo più di ciò che riusciamo a programmare ogni giorno. E la gente lo sente. Non c’è bisogno di spiegarlo. Il resto si può studiare sui libri, ma se è autentico, non fa che porre in evidenza ciò che si vede già».

E in questo sguardo all’essenziale, al fondamento della vita e delle scelte dell’uomo, il vescovo ricorda le difficoltà – e i lutti – che hanno colpito la Val Vigezzo a seguito della frana del 1° aprile. «La Val Vigezzo è ancora accessibile – è la sottolineatura dell’inizio dell’omelia -: ci sono ben due strade che portano ad essa e, come hanno già ricordato ieri i sindaci, non dobbiamo lasciare sole le popolazioni con la loro la laboriosità. La Val Vigezzo, è anche luogo di turismo, di vacanza: non lasciamoli soli!».