Lo stupore del Natale: omelia nella Notte Santa

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«Questo è lo stupore del Natale! Fa scoprire che noi siamo un essere-per-la-nascita, una creatura “natale”, che viene in questo mondo suscitata dal sorriso della madre e accolta dalle braccia tenere del padre. Viene in questo mondo nuda e incompleta, esce dal grembo piangendo, impara prima a respirare e poi pian piano a mettere a fuoco i volti, a riconosce la voce diversa del padre, che la chiama a sempre nuove rinascite. Il dono della Madre e del Padre è dono che esprime cura e protezione. E non è colpa loro se poi la vita delude».

Ritrovare uno sguardo stupito sulla vita, sulla vita che nasce dal grembo materno e poi rinasce al mondo tante volte, sulla strada che il padre aiuta ad imboccare: crescendo, imparando, sbagliando, cadendo e rialzandosi.  E’ l’augurio che il vescovo  Franco Giulio ha fatto nell’omelia della Messa della Notte di Natale.


Lo stupore del Natale

Omelia della messa della Notte
25-12-2019
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Una riflessione sui ruoli di madre e padre – sulla società occidentale che tanto dell’indagine filosofica e sociale ha dedicato al tema della morte trascurando la nascita -, ma soprattutto sulla vita come dono di Dio, da contemplare nella Natività del Salvatore.


Ecco il testo completo:

 

Lo Stupore del Natale

Omelia della Messa della Notte

 

Carissimi,

andiamo al Presepe e in questa notte santa guardiamo la tenerissima scena della nascita. Nelle immagini del Natale, Maria, la Vergine Madre, sovente non tiene in braccio il bimbo, ma lo adora con le mani congiunte. Ogni donna è stupita del dono della vita, la Madonna è toccata dall’incanto del mistero del Figlio che viene da Dio, anzi che è il Figlio del Padre.

Come il Bimbo Gesù nella culla di Betlemme, così ogni uomo e donna viene in questo mondo affetto dal suo essere nudo, dal nascere incompleto, destinato a sempre nuove rinascite. Bisogna cambiare lo sguardo! La vita non è più intesa nella sua caducità e fragilità, ma è sospinta sempre da capo a un “andare nascendo”. La madre ci dice che la vita è dono. E consegna al figlio l’impegno a vivere questa vita come una parabola di continue rinascite.

Possiamo dire così che l’uomo non è solo un essere “mortale”, ma è un essere “natale”. Il secolo scorso ha messo il suo accento sul fatto che l’uomo è un “essere-per-la-morte” (Heidegger), contrassegnato dall’angoscia. Il nostro secolo, che compie tra poco vent’anni, dovrà mettere l’enfasi sull’uomo come un “essere-per-la-nascita”, toccato dalla grazia. La nascita da donna s’imprime nel nostro cuore come un atto di gratitudine per essere nati dalla madre.

È stata una filosofa spagnola Maria Zambrano (1904-1991) – una donna – che ha riflettuto molto su questo tema, dedicando la sua opera Dell’aurora alla madre “che ogni giorno si levava”, segno d’attenzione ammirevole e di dedizione assoluta.

Ci vorrebbero i poeti per farci comprendere lo stupore del Natale. Nel diario del Dottor Zivago del romanzo omonimo di Pasternak, ho trovato una pagina indimenticabile che racconta l’esperienza della maternità. Ascoltiamola:

Il volto della donna cambia. Non si può dire che imbruttisca. Ma il suo aspetto, che prima dominava a suo piacimento, sfugge ora al suo controllo. È il futuro adesso che ne dispone, il futuro che uscirà da lei, ormai non più se stessa. Questo sottrarsi dell’aspetto esteriore al controllo della donna prende la forma di uno smarrimento fisico: il volto sbiadisce, la pelle perde la finezza della sua grana e gli occhi acquistano una lucentezza diversa da quella che lei vorrebbe, quasi non riuscisse più a dominare tutto ciò e lo abbandonasse a se stesso. […]

Mi è sempre sembrato che ogni concepimento sia immacolato, e che nel dogma che riguarda la Madonna si esprime l’idea universale della maternità.

In ogni donna che genera si trova lo stesso senso di solitudine, di distacco, di abbandono a se stessa. L’uomo ormai, in questo particolare momento, rimane a tal punto estraneo che è come se in nessun modo ne fosse stato partecipe e tutto fosse caduto dal cielo.

La donna è sola a mettere al mondo la propria creatura, sola con lei si ritira su un altro piano dell’esistenza, dove c’è più silenzio e si può tenere senza paura una culla. E sola, in silenziosa umiltà, la nutre e la cresce.

Si rivolgono alla Madonna: «Prega di tutto cuore il Figlio tuo e il tuo Dio…». Le pongono sulle labbra versetti del salmo: «E il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha rivolto lo sguardo alla piccolezza della sua ancella. Ecco, da questo momento, mi chiameranno beata tutte le generazioni». Questo dice alla sua creatura, sarà Lui a glorificarla («grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente»), Lui è la sua gloria. La stessa cosa la può dire ogni donna. Il suo Dio è nel bambino. Le madri dei grandi uomini devono conoscere questa sensazione. Ma tutte le madri sono madri di grandi uomini e non è colpa loro se poi la vita delude (corsivo mio, B. Pasternak, Opere narrative [I Meridiani], Milano, Mondadori, 1994, 364-365).

Tutte le madri sono madri di grandi uomini e non è colpa loro se poi la vita delude. Anche noi questa notte davanti al Bimbo del presepe forse pensiamo che Gesù sia un grande uomo, anzi il Figlio del Padre, e perciò non può deludere l’attesa della Madre. Ma il romanziere russo dice che per ogni donna “il suo Dio è nel bambino”. La vita viene-alla-luce, perché possa risplendere della luce, e perché il dono trasmesso, il dono che è l’essere figlio possa rinascere ogni volta da capo, con la memoria grata della sua origine. La vita ci chiama a continue rinascite. Anzi vivere significa “camminare nascendo”, perché nasciamo indifesi e incompleti. E vivere significa ascoltare la promessa che portiamo iscritta nella nostra carne.

Ora viene in primo piano la figura del padre. Ogni papà umano ha il compito di essere la voce della promessa, colui che illumina-con-la-luce colui che è venuto-alla-luce. La sua autorità viene dalla promessa, è la voce che chiama, è l’esempio da seguire, è il cartello indicatore per continue rinascite. Lo sa bene chi non ha mai avuto un padre, o un papà appena degno di questo nome. Il padre è la Legge, ma non la legge esterna e oppressiva del padre padrone, bensì la legge che parla al cuore del desiderio, che spinge all’imitazione e indica il cammino per nuove rinascite e rinnovati orizzonti. Per questo Gesù dodicenne, nel momento più trepido di una nuova nascita, quella che apre alla vita adulta, dice alla madre Maria, in presenza del padre Giuseppe: «Non sapevate che io devo essere nelle cose del Padre mio?» (Lc 2,49).

Questo è lo stupore del Natale! Fa scoprire che noi siamo un essere-per-la-nascita, una creatura “natale”, che viene in questo mondo suscitata dal sorriso della madre e accolta dalle braccia tenere del padre. Viene in questo mondo nuda e incompleta, esce dal grembo piangendo, impara prima a respirare e poi pian piano a mettere a fuoco i volti, a riconoscere la voce diversa del padre, che la chiama a sempre nuove rinascite. Il dono della Madre e del Padre è dono che esprime cura e protezione. E non è colpa loro se poi la vita delude.

La vita può deludere, quando la famiglia non è luogo di crescita, quando vive solo consumando, quando non cresce l’affetto, la tenerezza, la prossimità, l’ascolto, la cura, la gioia. Anche nella nostra città quest’anno la violenza in famiglia è aumentata, sulle donne e i bambini soprattutto. Forse questo rivela che pensiamo la vita messa al mondo non come un dono, ma un possesso, da togliere di mezzo quando non corrisponde più al nostro desiderio. Però non ci è permesso barare sul dono: il dono cresce solo nell’atmosfera della gratuità e dello stupore.

L’altro ieri mi ha colpito un bel testo riportato su un giornale, raccontato nel Diario di uno scrittore di Fëdor Dostoevskij. Siamo a San Pietroburgo nel 1875, al club degli artisti in una scintillante festa di Natale. Molti cercano di mettersi in mostra per sembrare più belli e intelligenti. Un signore in disparte, guardando i volti, si accorge che tutti si divertono, ma nessuno è contento. Allora decide di smascherare il gioco e dice: «La disgrazia è che voi ignorate quanto siete belli. Ognuno di voi potrebbe subito rendere felici tutti gli altri in questa sala e trascinare tutti con sé. E questo potere esiste in ognuno, ma così profondamente nascosto, che è diventato inverosimile. La vostra disgrazia è che vi sembra inverosimile». Forse anche per noi questo Natale ci sembra qualcosa di inverosimile. Questo pensiero può essere anche per noi una disgrazia. Io però vi annuncio la grazia del Natale, il dono del Dio che nasce per noi. Voi tutti siete belli, se fate rinascere dentro di voi il Dio bambino!

Questo è lo stupore del Natale!

 

 

+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara