Catecumeni, rigenerati dal Signore a una vita nuova

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Come la vita umana, «anche la vita cristiana viene al mondo, anzi viene alla luce per far vivere! Più volte in questa Cattedrale ho usato questa espressione per dire che se una mamma ha dato al mondo un bambino diciamo che ha dato alla luce un bimbo; ma si può dare alla luce un bambino senza dargli una luce per vivere? La fede cristiana è una luce per vivere, è “la luce” che fa vivere la vita umana, semplicemente! Questo è il senso del rito di oggi».

Sono le parole che ha usato mons. Franco Giulio Brambilla domenica 10 marzo, prima di Quaresima, durante la messa – domenica 10 marzo in cattedrale – per il rito di elezione dei catecumeni: l’ultimo passo nel percorso di tredici adulti che riceveranno, nella notte della veglia pasquale il Battesimo ed i sacramenti dell’Iniziazione cristiana. Italiani e stranieri (da Croazia, Albania, Costa d’Avorio, Sri Lanka, Germania, Mali e Perù) arrivavano, insieme a madrine, padrini e catechisti, da diverse comunità della diocesi: Gravellona Toce, Oleggio, Bellinzago, Borgosesia, Miasino, Armeno, Veveri e Pallanza.


L’elezione dei catecumeni

Omelia per il Rito di Elezione dei Catecumeni 2019
10-03-2019
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Una nuova nascita, dunque, una rigenerazione che nasce da un incontro, da un dono. «La nostra vita è cambiata nel momento in cui Dio ha fatto risorgere Gesù dai morti!  – ha affermato ancora con forza il vescovo -. La vita di tutti di noi che siamo qui, con le nostre cose belle o brutte che porta con sé, è destinata ad entrare nella pienezza della vita di Dio. Una vita risorta vuole dire esattamente questo: niente di ciò che bello, buono, santo, amabile, desiderabile è destinato ad essere perso, se è vissuto in comunione con Dio, se è vissuto in comunione con Gesù».

Di seguito il testo integrale dell’omelia del Rito di elezione dei catecumeni

L’ELEZIONE DEI CATECUMENI

Omelia per il Rito di Elezione dei Catecumeni

 

Novara, Cattedrale di Novara –  10 marzo 2019

 

Carissimi amici,
carissimi fratelli cristiani che siete qui presenti,
come vedete anche quest’anno all’inizio della Quaresima, da tutta la nostra diocesi, ben tredici persone hanno chiesto di essere ammesse ai sacramenti della Iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia.
Come è fin dalla tradizione antica della Chiesa, i tre sacramenti che “iniziavano” – da qui il nome di Iniziazione – alla vita cristiana erano ricevuti tutti insieme. Così anche i nostri amici li riceveranno tutti insieme nella notte di Pasqua.
Il rito di oggi prende il nome “Rito di elezione dei Catecumeni”. Cosa significano questi due termini, elezione e catecumeni?
Al nostro orecchio, la parola elezione ha un significato vagamente preferenziale, quasi che uno eletto sia in qualche modo differente da altri, oppure che sia oggetto di una certa predestinazione. Non è questo il significato della parola antica elezione, ma essa vuol dire chiamata, significa che il vostro desiderio di diventare cristiani, partito da voi, è preceduto dalla chiamata, dal dono del Signore.
E la parola Catecumeni, deriva proprio da questo fatto, dall’ascolto della chiamata. L’espressione greca κατηχούμενος porta con sé la radice della parola italiana “eco”, κατηχώ, cioè colui che fa eco dentro di sé alla Parola che lo precede e che ascolta. E facendole eco, la fa crescere, la fa maturare, la porta a compimento e la porta a buon frutto. Ecco, questo è il segreto della vita cristiana, come peraltro della vita umana.
Nessuno di noi ha scelto di venire al mondo, ma è stato preceduto dall’amore dei suoi genitori. Questo amore non ha creato noi, ma ci ha procreato! I nostri genitori non sono i nostri creatori, ma coloro che creano in nome di un Altro. Infatti si dice procreare un bambino, mettere al mondo un bambino, perché viene messo al mondo in nome di un Altro. Quindi appartiene anche a un mondo più grande della sola volontà dei genitori. Non verrebbe al mondo senza genitori, ma viene al mondo evocato da un Altro!
Se questa è la vita umana, anche la vita cristiana viene al mondo, anzi viene alla luce per far vivere! Più volte in questa Cattedrale ho usato questa espressione per dire che se una mamma ha dato al mondo un bambino diciamo che ha dato alla luce un bimbo; ma si può dare alla luce un bambino senza dargli una luce per vivere? La fede cristiana è una luce per vivere, è “la luce” che fa vivere la vita umana, semplicemente! Questo è il senso del rito di oggi.
Per celebrarlo bene, richiamo soltanto un’espressione della Parola di Dio che abbiamo ascoltato e che si trova nella seconda lettura – Rm 10,8-13nella quale san Paolo dice che, mentre noi qui presenti siamo cristiani un po’ “anagrafici”, diventati cristiani da bambini, non siamo spesso capaci di apprezzare la bellezza e anche la serietà dell’essere cristiani, questi nostri amici catecumeni si sono preparati per due anni per diventare cristiani e ora percorrono il tratto finale per giungere pronti alla notte pasquale.
Dice san Paolo:

“Fratelli, che cosa dice Mosè? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore»”. (Rm 10, 8)

Ecco, la Parola che chiama è vicina a te, è sulla tua bocca e nel tuo cuore e san Paolo gioca su questo binomio bocca e cuore: la Parola della fede che noi predichiamo! La parola della fede che l’Apostolo predica è vicina a te, non va cercata né sopra, né sotto, né oltre ma è già dentro di noi, bisogna farla risuonare dentro di noi, occorre diventare catecumeni.
San Paolo poi aggiunge un versetto diventato famoso:

“Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che «Dio lo ha risuscitato dai morti», sarai salvo”. (Rm 10, 9)

La fede è fatta, come si vede, di un elemento esterno che si proclama con la bocca,  certo una bocca collegata con mente e cervello, e dice che “Gesù è il Signore!”: è la formula/professione di fede più breve! In greco poi la formula è ancora più breve, senza il verbo, Kύριος Ιησούς!  Come a dire che “questo Gesù”, “questa storia”, che voi avete cercato di conoscere in questi due anni, è il Signore vivente qui oggi in mezzo a noi! È la vita della nostra vita! Se tu pregherai e proclamerai con la tua bocca: “Gesù è il Signore”. Gesù è il soggetto e ha questo predicato nominale.  Tutto ciò significa:  questa storia che noi leggiamo nel Vangelo e che continuiamo a raccontare anno per anno va riletta dentro la nostra storia, illuminata continuamente dalla storia di Gesù, facendola diventare viva e vitale per noi oggi, e facendo in modo che Gesù sia accolto come il Signore della nostra storia.
Se ciò avviene, dice ancora san Paolo:

“con il tuo cuore, crederai che “Dio lo ha risuscitato dai morti”… (Rm 10, 9b)”

Come faccio a sapere che Gesù è vivente per me qui e oggi? Bisogna credere con il cuore. In tal modo si richiama la fede pasquale: “Dio lo ha risuscitato dai morti”. La formula contiene come due assi, uno presente – Gesù è il Signore presente qui e oggi! – e l’altro che ci richiama il passato – l’evento della Resurrezione di Gesù, dopo la sua morte. Questo va creduto con il cuore che aderisce. Ciò significa che la nostra vita è cambiata nel momento in cui Dio ha fatto risorgere Gesù dai morti! La vita di tutti di noi che siamo qui, con le nostre cose belle o brutte che porta con sé, è destinata ad entrare nella pienezza della vita di Dio. Una vita risorta vuole dire esattamente questo: niente di ciò che bello, buono, santo, amabile, desiderabile è destinato ad essere perso, se è vissuto in comunione con Dio, se è vissuto in comunione con Gesù.
E alla fine il testo dice:

 “sarai salvo!” (Ivi)

Noi oggi diremmo: “sarai felice!”. Oggi ci possono dire: “Chiedimi se sono felice?” espressione che ascoltiamo in tutte le TV, perché non sappiamo cosa voglia dire, ma intanto il Vangelo di oggi ci dice che per diventare felici dobbiamo attraversare tutte le prove e tentazioni…

Per oggi basta che vi fermiate su questi due aspetti fondamentali della vostra chiamata, la centralità del Signore vivo, che è però radicata sull’evento della morte e risurrezione di Gesù, sulla Pasqua di Gesù, sul centro della fede cristiana, capace di trasformare ciascuna vita, di farci progredire, di resistere nei momenti difficili, di gioire nei momenti belli, di condividere quando siamo nella gioia e di trovare amici quando siamo nel pianto.

In questo modo soltanto, potremo capire che la parola dell’inizio: l’elezione dei catecumeni, la chiamata dei catecumeni, non è un privilegio, ma è un dono che viene dall’Alto. Il Signore ci chiama per entrare in questa via, che è la via cristiana. Ora siete amici, tra poco diventerete anche nostri fratelli!

+Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara