San Gaudenzio patrono di Novara

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I primi cristiani, secondo le testimonianze che possediamo, si stabiliscono a Novara verso la metà del IV secolo. Il primo vescovo che con certezza si insedia nell’attuale Piemonte orientale fu Eusebio, che troviamo a Vercelli verso il 345. La prima segnalazione scritta dell’esistenza di un comunità cristiana, con dei presbiteri, a Novara, è proprio un lettera del vescovo vercellese, scritta dall’esilio di Scitopoli; probabilmente era lo stesso vescovo di Vercelli che si prendeva cura di questa comunità.

Nella tradizione novarese è però rimasta viva l’idea di attribuire ad Ambrogio (vescovo di Milano dal 374 al 397) l’iniziativa di creare un vescovo per la comunità di Novara. Secondo questa prospettiva, ripresa e sostenuta poi nella Vita Sancti Gaudentii medievale, il primo vescovo fu Gaudenzio, scelto da Ambrogio e consacrato dal suo successore Simpliciano (vescovo di Milano dal 397 al 401).
Dal punto di vista strettamente critico, di Gaudenzio non sappiamo quasi nulla. Si ritiene che egli fu vescovo dal 398 fino alla sua morte nel 418. Le fonti storiche non permettono neppure di stabilire il giorno esatto della sua morte.

A Novara esistono due dittici eburnei: il “Dittico del Duomo”, detto anche “Dittico del Patrizio” (conservato presso i musei della canonica della Cattedrale) del V secolo e il “Dittico consolare di San Gaudenzio” (conservato presso l’archivio della basilica di san Gaudenzio) del VI secolo. Nelle valve interne di questi dittici sono riportati gli elenchi dei vescovi di Novara, scritti in epoca medievale. Entrambi gli elenchi sono concordi nel segnalare il nome del primo vescovo Gaudenzio.
La Vita, scritta nel medioevo, che influenzerà la devozione, la tradizione popolare e tutte le rappresentazioni artistiche successive, si situa in un diverso contesto, utilizzando lo strumento agiografico, intriso di formule stereotipiche, per celebrare e rafforzare la chiesa episcopale, senza fornire nessun apporto storico-critico per le vicende del primo presule.

Tutti gli elementi popolarmente caratteristici della vita di Gaudenzio, come la sua nascita ad Ivrea, lo spegnimento dell’incendio scoppiato in città, l’incontro con Ambrogio e il miracolo dei fiori, i prodigi di guarigione compiuti, la narrazione della sua morte, appartengono alla tradizione agiografica altomedievale, e pur non essendo – in linea di principio – falsi, sono tuttavia destituiti di ogni fondamento critico.