«Un uomo con una brocca d’acqua», omelia per la Giornata dell’Amicizia di Boca

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«Chiediamo anche noi al Signore di farci trovare sulla strada persone simili a quelle che sono qui, che ci hanno fatto passare una giornata bella assieme, e che ora ci accompagnano nella preghiera, e poi nella processione». Lo ha detto mons. Franco Giulio Brambilla rivolgendosi a malati e volontari delle associazioni che si occupano di pastorale della salute in diocesi, lo scorso 2 giugno a Boca, nella tradizionale Giornata dell’Amicizia.


Omelia per la Giornata dell’Amicizia 2018
02-06-2018

Per il vescovo queste persone sono come quell’uomo con una brocca d’acqua che Gesù indica ai discepoli nel Vangelo di Marco, quando spiega loro come organizzare la Pasqua:

«…seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: «Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?» (Mc 14, 13-14).

Ecco, ha detto il vescovo, « anche a noi chiediamo al Signore di farci trovare sulla strada un segno inaspettato – di solito erano le donne a prendere l’acqua al pozzo -, un uomo che porta la brocca d’acqua. Che colmi la nostra sete».

UN UOMO CON UNA BROCCA D’ACQUA

Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua (Mc 14,13)

Carissimi, il segno indicato ai suoi discepoli da Gesù per trovare il luogo dove celebrare la Pasqua è indubitabile, perché non è consueto che sia un uomo ad andare a prendere l’acqua. Nella tradizione antica erano le donne che andavano a prendere l’acqua alla fonte, al pozzo. Siamo venuti anche noi qui, oggi, per farci dire, o meglio per ascoltare, la parola di Gesù che dice:

… seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: «Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?» (Mc 14, 13-14)

Dobbiamo anche noi seguire questo indizio, perché è un po’ inconsueto che sia un uomo che vada a prendere l’acqua, quando ci si aspetterebbe un altro segno. Tuttavia, proprio perché è un segno inconsueto, un segno strano, che non ci si aspetta, diventa un indizio sicuro. E Gesù dice: «…seguitelo», perché lì è la stanza dove preparare la Pasqua.

Carissimi, siamo venuti anche quest’anno numerosi, qui a Boca, da tutte le parti della Diocesi, per celebrare la nostra “Giornata del malato”, delle persone anziane, delle persone sole, e anche di tutti coloro che hanno bisogno di trovare un giorno, in cui guarire qualcuna delle proprie ferite del corpo e dell’anima.

Allora, anche a noi chiediamo al Signore di farci trovare sulla strada un segno inaspettato, un uomo che porta la brocca d’acqua. Che colmi la nostra sete. Mi ha colpito un incontro fatto mentre stavo aspettando di iniziare la messa: è venuto un amico che avevo anche conosciuto nella visita pastorale in Valsesia, e mi ha detto: “Io non sono ammalato, sono qui perché sono solo! Sono venuto da solo, ho lasciato a casa anche il mio cane, perché non sapevo se qui lo avrebbero accettato!”

Forse questa è la malattia mortale più profonda del nostro tempo! Certo anche la malattia fisica è difficile, però insieme a quella fisica, c’è la “malattia” della solitudine, che è il tipico effetto e il risultato del nostro tempo moderno. È una malattia che ha bisogno di essere guarita.

Chiediamo anche noi al Signore di farci trovare sulla strada persone simili a quelle che sono qui, che ci hanno fatto passare una giornata bella assieme, e che ora ci accompagnano nella preghiera, e poi nella processione.

In modo tale che anche noi possiamo celebrare la Pasqua, cioè possiamo vivere questo momento dove sentiamo che l’Eucaristia, il dono del Corpo dato e del Sangue versato, è un dono che ci toglie e ci strappa dalla nostra solitudine. proprio perché se anche non avessimo nessuno intorno, sappiamo che il “Signore è con noi”.

È significativo poi che il testo più avanti dica:

«Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

Questa sala superiore è la sala del Cenacolo, è la sala dove si raduna sempre da capo la Chiesa! Tuttavia, non è prima di tutto la “Chiesa che fa”, che annuncia, che dà una mano, che aiuta, ma “la Chiesa che è”! Noi abbiamo dimenticato che, al capitolo 1 del libro degli Atti, appena ricomposto il numero dei dodici apostoli con l’elezione di Mattia, si dice che i discepoli erano insieme in preghiera riuniti attorno a Maria e alle donne (cfr. At 1,14).

È l’unica volta che vengono citate nel Cenacolo anche Maria e le donne, ed è bello che sia così, perché questa è la prima icona, l’immagine indimenticabile della Chiesa. Alcuni giorni fa ho commentato questa immagine della Chiesa, dicendo che è “un’immagine indimenticabile”, cioè un’immagine che non si può dimenticare (cfr. Omelia nella Veglia Pentecoste, Borgosesia, 19 maggio 2018), nel senso che non si può lasciare alle spalle, perché dopo diventa importante solo la Chiesa che fa, che organizza, che si muove, che va in missione, che va verso gli altri! No, è un’immagine originaria, che è il cuore della Chiesa: senza di essa, la Chiesa sarebbe un organismo che si muove – come dice spesso Papa Francesco – quasi fosse una ONG, un’organizzazione umanitaria!

Questa è la nostra Pasqua, è l’incontro tra la nostra solitudine – ognuno di noi ha un pezzetto di solitudine – e il Signore. Con la presenza di tutti coloro che vogliono essere un frammento vivo del Signore che si rende vicino, che stringe una mano, che consola, che ci viene a trovare, che passa un po’ di tempo con noi, che ci accompagna, e che non pensa che la terza età sia un’età nella quale non si fa più nulla, non si produce più nulla, non si vale più nulla, ma è un’età altrettanto preziosa, e che dobbiamo far circolare tra di noi.

Quest’oggi, perciò, siamo qui a pregare insieme, perché il Signore ci faccia sentire la sua presenza in mezzo a noi. Nella Chiesa che prega con i discepoli, Maria e le donne!

+ Franco Giulio Brambilla

Vescovo di Novara