Stemma

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stemmaSecondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un vescovo è composto da: uno scudo, nel nostro caso di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica; una croce astile a uno o più bracci traversi, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo; un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde; un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero. Lo stemma è stato realizzato dal dottor Renato Poletti di Roma.
Qual è l’interpretazione dello stemma  e, dunque, qual è il messaggio che, attraverso lo stemma, ci viene dal nuovo Vescovo?
L’oro, metallo più nobile, è il simbolo della virtù della Fede; infatti è solo grazie alla Fede che ci apriamo al messaggio della Parola di Dio, qui rappresentata dal Libro delle Sacre Scritture, con le lettere greche A e W, a significare, secondo il capitolo primo dell’Apocalisse, che il Signore Gesù è il Principio e la Fine di tutto. L’azzurro simboleggia il distacco interiore dalle cose mondane e la ricerca sincera delle cose di lassù. La rosa ricorda l’antichissima tradizione della miracolosa fioritura invernale di rose nel giardino di Gaudenzio durante la visita del vescovo Ambrogio. Il lupo rapace fa riferimento alla tradizione che narra del feroce lupo di Gubbio ammansito da san Francesco, santo onomastico del vescovo. Il verde è un colore che richiama la terra d’origine del Vescovo, la Brianza. La croce astile a due bracci traversi ricorda il privilegio, concesso dopo il 1823 da Leone XII ai vescovi di Novara, di insignirsi della croce che in realtà spetta solo agli arcivescovi, con cinque pietre rosse, simbolo delle cinque piaghe gloriose di Cristo. Le parole del motto: “loquamur dominum jesum” sono tratte da sant’Ambrogio (Expl. Ps. XXXVI, 65). Su questa espressione forte, gagliarda, “Raccontare il Signore Gesù” più che “parlare”, già ha scritto cose significative e belle lo stesso mons. Brambilla. La rosa è stata voluta dal Vescovo come omaggio alla sua nuova Chiesa e alla secolare tradizione dei fiori, senza dimenticare che è anche simbolo mariano (“Rosa Mistica”) e per noi novaresi è immediato rimando a veneratissime immagini della Vergine (chi non ricorda i tre fiori della Madonna di Re?). Il “lupo rapace” è immagine carica di significato. San Francesco non ebbe paura del feroce lupo di Gubbio, nè lo affrontò con violenza: lo accarezzò, lo rese mansueto. Il desiderio di andare verso chiunque, con apertura e senza timore di alcuna diversità, sembra una delle istanze profonde del vescovo Franco Giulio. Infine un colore “del cuore”: il verde della sua Brianza. Avere radici profonde è sentimento forte, anche per chi, come mons. Brambilla, è chiamato a lasciare tutto per una nuova vita, quella di 125° vescovo della Chiesa novarese, alla quale lo legherà un vincolo quasi sponsale di amore e di fedeltà.