Cinque confetti per il matrimonio cristiano

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Intervento all’incontro diocesano dei fidanzati
07-04-2019

Quando si mandano gli inviti al matrimonio è usanza regalare cinque confetti augurali da parte dei futuri sposi. Vediamo cosa succede. La richiesta del “matrimonio cristiano” si presenta ormai da un po’ di anni con una nuova situazione: chi domanda di essere accompagnato a “sposarsi in Chiesa” non è più  solo nella condizione del fidanzato, ma talvolta del convivente, o con già alle spalle un matrimonio civile, e magari c’è già un figlio.

La richiesta del matrimonio cristiano, a partire da questa nuova situazione, può diventare un’opportunità, una “soglia” per riscoprire la fede. Nell’esperienza dell’amore reciproco si può scoprire che la vita ha bisogno di affidamento per essere vissuta, che essa deve dar credito all’altro, anzi fidarsi dell’altro per costruire un cammino comune (“amare è dire a una persona: tu non morirai”, Gabriel Marcel). È come se si dicesse all’amato/a: “con te posso sfidare il tempo”. Per vivere tutto ciò è necessaria una grande fede, anche se magari non lo diciamo con questi termini.

La parola della Chiesa, allora, deve dare nome alla fede implicitamente contenuta nel gesto di innamorarsi dell’altro/a, di fidarsi di lui/lei, per affidarsi con lui al cammino comune. È come far sbocciare un fiore dal bocciolo dell’amore, proprio per consolidare la vita che in esso è contenuta e dare solidità al sentimento che fa incontrare e scegliere due persone.

Per fare questo cammino, prendo idealmente cinque confetti dalla vostra scatola di augurio, e li trasformo in cinque parole, perché il sapore dolce dei confetti riceva una profondità nuova dalla parola così che la bellezza dell’amore dia forza al vostro progetto di vita. Le mie cinque parole vi suggeriscono cinque passi [Scarica il testo integrale nel PDF integrato]