Il martirio di San Vittore

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Omelia nella Solennità di san Vittore, martire
08-05-2019

Saluto iniziale

Un cordiale e fraterno saluto a tutti voi, carissimi Intresi e Verbanesi, che siete qui presenti questa sera, sfidando l’inclemenza del tempo. Saluto questi ragazzi che si mettono nella scia di san Vittore che sostenne una dura prova. Saluto i sacerdoti. Saluto le autorità e tutti coloro che rendono solenne questa celebrazione nella cornice splendente di questa Basilica, appena restaurata, e della quale abbiamo già decantato le glorie del barocco scintillante che fa brillare gli occhi e scaldare il cuore.

Le quattro scene del martirio di san Vittore
In questa sera ho pensato di commentare le quattro scene del martirio di san Vittore, che si trovano raffigurate nell’alto tamburo della cupola, e che raffigurano, in senso antiorario: la decapitazione, sul lato verso l’altare, visibile dal centro della Basilica; le torture e la persecuzione, sul lato sinistro; la condanna, sul lato opposto all’altare; e, infine, il ritrovamento del corpo, sul lato destro.
Intermezzerò la breve presentazione delle quattro scene con un pensiero spirituale, ciascuna con la lettura di una parte dell’inno di san Vittore, tratto dalla Liturgia ambrosiana delle Ore (cfr. vol. III, inno proprio delle Lodi mattutine e dei Vespri della memoria). La memoria del Santo di influenza milanese si rifà all’operato di Sant’Ambrogio che ricuperò le reliquie di san Vittore e di altri santi collocandole nelle chiese battesimali, in modo che diverse chiese furono e sono a lui dedicate: tra le più note nella diocesi di Milano vi sono Albavilla, Arcisate, Arsago Seprio, Brezzo di Bedero, Corbetta, Esino Lario, Missaglia, San Vittore Olona, Rho, Varese, Villa Cortese e, nella nostra diocesi, Cannobio, Sizzano e naturalmente Intra.
Sant’Ambrogio pensava in tal modo di celebrare la memoria di questi che sono stati i martiri dell’ultima persecuzione, del periodo “eroico” dei primi tre secoli, anche se poi le persecuzioni sono continuate nella storia della Chiesa fino ai nostri giorni – si pensi al giorno di Pasqua, quanti morti nello Sri Lanka!  [Prosegui la lettura nel PDF allegato]