LA SOFFERENZA, UNA SFIDA PER LO SPIRITO

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Intervento conclusivo al Convegno “Creare ponti tra Chiesa e Scienza”
15-02-2018

Buonasera. Vorrei indicare un piccolo percorso a conclusione di questo pomeriggio di riflessione. Ringrazio la dottoressa Marzi, ricordando che ho visitato l’ultima volta il cardinale Martini 6 anni fa, il 20 gennaio, facendo poi il mio ingresso in Novara il 5 febbraio 2012, mentre Lui ci ha lasciati a fine agosto. In quell’ultimo incontro il Cardinale non aveva che un filo di voce, con il quale mi domandò: “Quale programma hai per Novara?” e io gli dissi: “Quale programma vuole che abbia… vado e vedo!” Egli allora mi regalò il libretto che era appena uscito, intitolato “Il vescovo” (C. M. Martini, Il vescovo, Rosemberg & Sellier, Torino 2011), l’unica opera scritta da lui dopo il suo ritiro da Milano. Tutte le altre opere, che vediamo ancora nelle librerie, sono state scritte prima della sua rinuncia, o sono remake oppure opere precedenti o contributi già offerti. Il testo di cui parlo è stimolante perché riflette retroattivamente sulla sua esperienza di pastore e ha molte indicazioni interessanti, in cui evidenzia anche il rapporto con il mondo della sofferenza.

Mentre sentivo parlare gli illustri relatori, mi è venuto in mente che, un po’ di tempo fa preparando una relazione sulla bioetica, sono andato a riprendere la definizione di “salute” dell’Organizzazione Mondiale della sanità. È del 1947, e quindi non era ancora passata attraverso le differenziazioni avvenute in seguito, come ad es. la cronicizzazione della malattia. La definizione dice: «La salute è una condizione di perfetto benessere fisico, mentale e sociale, e non significa soltanto assenza di malattia». Questa definizione ci dice  che siamo tutti malati! È una definizione un po’ mitologica, probabilmente può essere compresa in un contesto storico dove la differenza, la complessità e anche l’ingrandimento delle diverse situazioni di malattia era molto più semplice e schematico.

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