L’AMICIZIA NEL PRESBITERIO

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Omelia nella Messa per la Giornata di Fraternità sacerdotale 2018
07-05-2018

Abbiamo celebrato, pochi giorni or sono, qui in questa arditissima Basilica di Re, i 60 anni della sua consacrazione, commentando un testo efficacissimo che Montini ha proclamato per l’inaugurazione dalla cattedrale restaurata di Crema. Rinnovando oggi per il nostro incontro di fraternità, con la celebrazione degli anniversari di sacerdozio e il rito di ammissione tra i candidati al sacramento dell’Ordine, ci viene di pensare, guardando in alto, all’arditezza di questa Basilica. Grazie al Rettore del Santuario, ho potuto vedere gli altri progetti, molto diversi tra loro, per terminare la Basilica che giaceva incompiuta da molti anni, ma alla fine si scelse di imitare con leggere variazioni la più grande chiesa della cristianità che è Santa Sofia di Costantinopoli. Notate in alto tutte le finestre per alleggerire il peso e scaricarlo verticalmente, beneficiando dell’intuizione che fu già di Michelangelo di scaricare sul tamburo le forze, che altrimenti avrebbero appesantito la spinta sulle fasce laterali della Basilica.

E all’interno di questa ardita costruzione, innalzata dai nostri padri, per cui merita venire a Re solo per vedere la Basilica – oltre la Madonna evidentemente che è la cosa più importante! – mi piace quest’oggi commentare con voi la prima e la terza lettura della Liturgia della Parola di Dio di ieri (VI Domenica di Pasqua, anno B, At 10, 25-27. 34-35. 44-48; Gv 15, 9-17) proprio nella circostanza degli anniversari e dei riti che celebriamo quest’oggi.