PELLEGRINI, ESPLORATORI O TURISTI? IL SACRO MONTE E IL VIAGGIO INTERIORE

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Omelia nella solennità dell‘Assunta
15-08-2012

Ai cari fedeli della città di Novara,

nell’occasione della festività dell’Assunta, che fa da Patrona alla Chiesa Cattedrale, invio con affetto la mia benedizione e il mio ricordo a tutti coloro che celebreranno la festa nel nostro Duomo e a tutte le parrocchie della nostra vasta diocesi. Maria prefigura il destino di ogni uomo nella «donna vestita di sole e coronata da dodici stelle» (Apc 12.1), la Madre di Gesù e la Vergine Immacolata che compie il suo cammino nello splendore della grazia, così come l’aveva iniziato nel pensoso turba­mento dinanzi alla novità inaudita del saluto dell’Angelo.
Tutta l’iconografia cristiana si ferma su questo momento iniziale, dove la storia si divide prima e dopo di Cristo, quasi per sentire il battito d’ali che annuncia la grazia che da quel momento irreversibilmente circonda la vita di ogni uomo e donna. Ma anche un’interminabile serie di raffi­gurazioni dipinge il transito finale dell’Assunta che, la Prima, viene rapita nel dinamismo della vita risorta di Cristo introdotta nella comunione dei santi. Basti pensare alla sfolgorante cupola del ‘Concerto degli angeli’ del Santuario di Saronno, dove il nostro Gaudenzio Ferrari nel 1534-1535 affresca, in un solo anno, un coro angelico d’incomparabile bellezza con ben 150 strumenti di cui cinquanta a noi sconosciuti. Vero tripudio di gioia per chi conosce il traguardo della sua esistenza: la vita eterna e trasfigurata nella comunione con tutti coloro a cui abbiamo voluto bene e che ci hanno preceduto nel segno della fede e dell’amore.