Oggi cade l’anniversario della morte del Servo di Dio don Giuseppe Rossi, ucciso il 26 febbraio del 1945.
Giuseppe Rossi nasce a Varallo Pombia il 3 novembre 1912 da una famiglia povera ma ricca di fede. Studia nel Seminario prima di Arona e poi di Novara e viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1937 a 25 anni.
All’Ordinazione sceglie una frase di San Paolo come motto del suo ministero sacerdotale, che si rivelerà profetica: “Darò quanto ho, anzi darò tutto me stesso per le anime vostre”. Nel 1938 viene nominato parroco di Castiglione Ossola (VB). Il 10 giugno 1940, l’Italia entra in guerra; negli anni che seguono don Giuseppe fa quello che riesce per gli angosciati fedeli della sua parrocchia.
Obbedendo all’episcopato piemontese, che si esprime con la lettera collettiva del 4 aprile 1944, don Rossi non si schiera, né si pronuncia per nessuna delle parti in causa, ma rimane al di sopra di esse, per essere per tutti indistintamente il buon pastore. Egli soleva dire: «Chiunque bussa alla mia porta perché ha bisogno, io lo aiuto». E ancora: «Io aiuto chiunque si rivolge a me, perché per me tutti sono figli di Dio».
Alle nove in punto del 26 febbraio del 1945 la strada che porta a Castiglione diventa teatro di un cruento scontro tra partigiani garibaldini della brigata Torino e camicie nere del battaglione “Ettore Muti”, nella quale tra le fila fasciste – colte di sorpresa – si contano due morti e una quindicina di feriti.
La rappresaglia squadrista non si fa attendere e prima della fine della mattinata in paese vengono fermate per essere interrogate circa una cinquantina di persone, donne e anziani, perché gli uomini erano già fuggiti. Subito lo scenario è chiaro: le camicie nere sospettano che il parroco, suonando le campane, abbia dato il segnale ai partigiani per l’agguato.
Tutti vengono rimandati a casa nel tardo pomeriggio, compreso don Rossi, che – nonostante la preoccupazione dei parrocchiani – decide di non lasciare Castiglione. Poco dopo il sacerdote sarà nuovamente arrestato in casa sua, mentre cenava con la sorella. Nessuno lo rivedrà più vivo. Il corpo sarà ritrovato alcuni giorni dopo in un vallone vicino (dove adesso sorge una cappella in suo ricordo), con evidenti segni di un pestaggio feroce.
Conosceva, don Giuseppe, il destino cui andava incontro. Eppure scelse di abbracciarlo appieno, senza fuggire, senza derogare dai compiti di guida per la sua comunità. La sua è la storia di un sacrificio voluto e ponderato… Un sacrificio che ancora oggi è una grandissima testimonianza di amore verso i propri fratelli e di servizio al Vangelo.
La Congregazione per le Cause dei Santi ha concesso il nulla osta all’introduzione della Causa di Beatificazione e canonizzazione il 7 settembre 2001. Il processo diocesano, apertosi il 22 settembre 2002, si è chiuso il 7 marzo 2004.

