UNA FOTO INDIMENTICABILE

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Omelia nella veglia di Pentecoste 2018
19-05-2018

Introduzione

 

Questa celebrazione vigiliare della Pentecoste intende coronare la visita pastorale in Valsesia, anche se poi vi sarà un’appendice all’inizio d’ottobre con la Veglia Missionaria, collocata nuovamente qui.

Vorrei iniziare l’omelia facendo un’istantanea, perché la foto di questa sera è una foto indimenticabile. Perché è un’istantanea indimenticabile? Perché quanto celebriamo corrisponde perfettamente al primo capitolo del Libro degli Atti degli Apostoli che, più opportunamente, dovrebbero essere chiamati “Gli atti dello Spirito nelle azioni degli Apostoli”. La prima immagine della Chiesa, che si trova al capitolo 1, è un’immagine indimenticabile: di solito citiamo l’immagine della Chiesa del capitolo 2 con l’episodio di Pentecoste descritto nella Liturgia della Parola di Dio di domani (cfr. Messa del Giorno di Pentecoste, prima lettura, At 2,1-11); oppure ricordiamo la fine del capitolo 2: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42),  o, ancora, il capitolo 4: “erano un cuor solo e un’anima sola” (At 4, 32)

In realtà, la prima istantanea della Chiesa, quella indimenticabile, si trova esattamente al capitolo 1 di Atti, dove, dopo aver completato il numero degli Apostoli con l’elezione di Mattia (At 1, 21-26), si dice:

 

Tutti erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui. (At 1, 14)

 

Maria è al centro della scena, e qualcuno ha chiamato quest’immagine “la chiesa mariana”, o potremmo dire: “il momento passivo della Chiesa”. In questo senso è un’istantanea indimenticabile, perché non si può dimenticare, non si può lasciare indietro, per poi essere la Chiesa che fa, che agisce, che va in strada, che si sporge verso gli altri, che fa la carità, che fa tutte le belle cose, che, peraltro, abbiamo visto durante la visita pastorale.

Tuttavia, questa prima immagine è semplicemente indimenticabile, e non si può lasciare alle spalle! È piuttosto come il “motore”, il “roveto ardente” che anima poi tutte le altre immagini: la Chiesa “popolo di Dio”, la Chiesa “corpo”, la Chiesa “sposa”, la Chiesa “campo di Dio”, la Chiesa “tempio di pietre vive”, che abbiamo ricordato come una delle immagini più belle per il nostro Sinodo.

La prima immagine, però, indimenticabile, è quella del Cenacolo, prima del dono dello Spirito, in attesa del dono dello Spirito, che manca del dono dello Spirito e che ha bisogno di invocarlo. E che, anche quando lo riceve, lo riceve sempre, non nella forma di un possesso e di una proprietà privata, ma di un dono che non si può sequestrare!

E qual è il dono che non possiamo sequestrare? Che rimane sempre da invocare, da chiedere, da desiderare, di cui avere nostalgia? La parola “nostalgia” ha in sé la radice “dolore” e indica “ciò che manca”, la nostalgia è la sofferenza per ciò che manca – deriva infatti da ἄλγος, che, in greco, significa “dolore”. Lo Spirito che manca all’uomo e alla donna, a tutti credenti, anche a quelli che sono di fuori, e che si esprime come una sofferenza per la mancanza di qualcosa, del dono decisivo per la vita.

Per spiegare il dono che dobbiamo invocare questa sera, userò quattro espressioni bellissime, una per ciascuna delle quattro letture che abbiamo ascoltato e che ci fanno capire, perché dobbiamo, possiamo avere nostalgia di questo dono che ci manca, che ci manca un po’ sempre, anche perché quando lo riceviamo non diventa mai nostro possesso!