Di seguito riportiamo uno stralcio dell’articolo pubblicato sui settimanali della diocesi di Novara del 19 maggio 2023, con le testimonianze dei sacerdoti di Bellinzago Novarese che hanno conosciuto e hanno collaborato con dom Guerrino Brusati.
La gioia contagiosa, la capacità di ascolto non comune, l’affetto per la gente della sua comunità di origine e per la Chiesa novarese. È tutto questo ciò che emerge dai racconti di chi ha incontrato e conosciuto dom Guerrino, dai tempi della sua formazione sacerdotale in seminario, sino agli ultimi anni, quando era ritornato a Bellinzago.
«Ci siamo conosciuti da seminaristi: io al seminario minore, lui in teologia – racconta don Pierangelo Cerutti, parroco di Bellinzago -. Era una delle poche vocazioni adulte di allora. E per noi era il testimone di una chiamata autentica e in qualche modo non ordinaria. Poi l’ho incontrato da missionario, quando tornava in Paese per un periodo di riposo e soprattutto quando ha lasciato l’incarico da vescovo ed è tornato a vivere a Bellinzago. Andava a trovare gli ammalati, si dedicava alle confessioni. Era un punto di riferimento per la comunità, cui lui era legatissimo. La scorsa domenica abbiamo festeggiato la festa del suo rione, il Regina Pacis. Lunedì, andandolo a trovare in casa di riposo, gli avrei portato le foto: gli avrebbe fatto piacere, conoscendo il suo legame con la città».
Don Gabriele Vitiello, responsabile dell’oratorio di Bellinzago, ne sottolinea «la grande umanità che mostrava attraverso un’allegria contagiosa, capace di dare serenità. È attraverso questo stile che costruiva relazioni capaci di suscitare in chi gli era a fianco interrogativi che aprivano ad un cammino di fede».
Don Giacomo Bovio, oggi coadiutore a Domodossola, ha incontrato dom Guerrino sin da giovane: «come gli altri ragazzi dell’oratorio lo conoscevo come il “vescovo missionario”. Poi, da quando è rientrato a Bellinzago ho avuto modo di conoscerlo meglio». E allora il vescovo Guerrino è divenuto quasi «un “curato” di paese: il prete di cui tutti, dai più anziani che lo ricordavano bambino ai più giovani, hanno un affettuoso ricordo personale. Era bello vederlo fermarsi in piazza e sentirlo parlare il dialetto branzagotto». I ricordi più belli «sono le gite che facevamo quando non aveva impegni in parrocchia e mi chiedeva di accompagnarlo all’Isola di San Giulio, cui era molto legato e dove andava a trovare don Giacomo Bagnati, suo grande amico».
A.G.
