Mons. Brambilla: «Contro l’accidia liberare l’immaginazione»

“È necessario combattere il pericolo grave dell’accidia pastorale. È una sorta di torpore, rassegnazione che attraversa parole e gesti senza smalto” e che “narcotizza”, rende “stanchi dentro”. La sollecitazione è stata posta da mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e vicepresidente della Cei, al Festival internazionale della creatività nel management pastorale, che si è aperto giovedì 23 alla Pontificia università lateranense, a Roma, sul tema “Quale Chiesa tra vent’anni?”. “La cura dell’accidia – ha aggiunto – è condizione essenziale per liberare l’immaginazione e renderla duttile allo Spirito”, “per immaginare la Chiesa di domani”. Il presule ha poi posto l’attenzione sulla “testimonianza cristiana”, che deve essere animata “da una dimensione orizzontale e comunionale, di cristiani che vivono con una propria soggettività”. Ma “per sognare la Chiesa di domani bisogna iniziare a costruire fin da ora quattro pilastri su cui può innalzarsi il futuro edificio ecclesiale”, ha sottolineato. Il primo è “il pilastro sacramentale della testimonianza”, portando “al centro della cura pastorale la preghiera personale e liturgica, la lettura e l’ascolto del Vangelo, la celebrazione dell’Eucaristia, la vita liturgica e devozionale, così che diventino il nutrimento costante del cristiano”. Quindi, “il pilastro spirituale della testimonianza”, riconoscendo che “il bisogno di spiritualità è diventato centrale nelle nostre società occidentali, ricche di un’abbondanza persino eccesiva di beni e segnate da una povertà disperante di significati per vivere”, e qui i cristiani “possono essere lievito nella pasta del mondo perché sono uomini e donne forti di una profonda autonomia spirituale, relazionale, fraterna”. Terzo, “il pilastro morale” perché “la coscienza morale è la carta d’identità del cristiano”, ma oggi “si è appannata”. Infine, “il pilastro dialogico”, perché “la testimonianza dei cristiani e della Chiesa ha sempre mostrato due facce essenziali: il martirio e il dialogo, l’una non senza l’altra”.

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