Omelia del vescovo Franco Giulio per le esequie di Ezio Leonardi

Nella mattina di oggi, 5 maggio, il vescovo Franco Giulio Brambilla ha presieduto il funerale del senatore Ezio Leonardi, scomparso il 1° Maggio. Di seguito il testo integrale della sua omelia.

 

Esequie del senatore Leonardi

Ho conosciuto il senatore Ezio Leonardi nei primi anni del mio ministero a Novara. Sono stati gli ultimi tre della sua presidenza alla Fondazione Comunità Novarese, poi l’ho incontrato alcune volte in occasioni speciali che mi hanno consentito qualche dialogo più profondo quando egli, fattosi da parte, non avevo smesso di voler bene e di volere il bene della sua città.


OMELIA ALLE ESEQUIE DEL SENATORE LEONARDI

5-05-2025 Download


Dalle notizie che ho raccolto mi piace mettere davanti ai vostri occhi tre tessere del mosaico della sua personalità, che poi ciascuno di voi potrà completare e arricchire. Il sen. Leonardi ha vissuto una “biografia esemplare”, è stato un “politico dal basso” e un “presidente preveggente”.

  1. Una biografia esemplare

È stimolante leggere in sequenza le notizie salienti della sua biografia. Ad un occhio attento, nella loro nuda linearità, i momenti e le fasi della sua vita pubblica e privata rivelano una biografia esemplare, cioè un vissuto di un uomo e di un cristiano a tutto tondo, senza sbavature. Potrebbe persino riconciliarci con il servizio politico, che nel linguaggio comune invece gode di cattiva fama. Per lui la vita è stato un dono e un compito: i cinque talenti ricevuti, la ha trafficati nella loro pienezza. Egli appartiene di diritto ai padri nobili della città adi Novara!

Il sen. Ezio Leonardi è nato a Mezzomerico (Novara) il 25/07/1929 e morto a Novara il 01/05/2025. Residente a Novara. Coniugato con Lidia Perucchini (mancata nel 2018), con due figli, Paolo e Massimo. È stato Grande Ufficiale della Repubblica.

Per 38 anni fu alle dipendenze presso la ditta Igor S.r.l.: assunto come contabile nel 1952, ne è divenuto il direttore amministrativo e commerciale.

Parallelamente all’attività professionale, ha svolto servizio politico in seno alla Democrazia Cristiana ricoprendo incarichi di partito, ma soprattutto dedicandosi all’attività amministrativa negli Enti locali. Dal 1954 al 1959 è stato Vicesindaco e Assessore alle Finanze del Comune di Mezzomerico (Novara).

Eletto consigliere comunale di Novara nel 1965, ha retto fino al 1970 l’Assessorato alle Finanze. Dal 1970 al 1978 è stato Sindaco di Novara.  Dal 1981 al 1987 Vicesindaco e Assessore ai LL. PP. sempre nel Comune di Novara.

Il 15 giugno 1987 è stato eletto Senatore della Repubblica. Nella X Legislatura ha fatto parte della Commissione Finanze e Tesoro. Rieletto Senatore della Repubblica nell’aprile 1992 sempre nel collegio di Novara, fece di nuovo parte della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, fino alla fine della legislatura nel 1994.

Nominato Consigliere della Fondazione Comunità Novarese fin dalla sua nascita (19/04/2000), ne è divenuto subito vicepresidente e poi Presidente dal 2003 fino al giugno 2015.

Di fronte alla linearità della sua esistenza dove famiglia e vita pubblica si intersecano in una sincronia perfetta, il riferimento spontaneo è alla duplice immagine: “voi siete il sale della terra”, “voi siete la luce del mondo”, che nel Vangelo di Matteo sono commentati così: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16). Il sale del cristiano deve salare, la sua luce deve rispendere, perché chi lo guarda veda le sue opere buone, ma si domandi: “da dove vengono queste opere, questo impegno, questo stile di vita?”. Il vangelo dice: l’opera del credente (ma più semplicemente direi di ogni uomo) deve rendere “gloria al Padre che è nei cieli”. Di fonte al dilagante narcisismo, non solo della politica che mette sui simboli i propri nomi, ma anche di ogni professione, non possiamo che rendere l’onore a persone che hanno vissuto l’impegno civile come una missione, come la forma più alta della carità, secondo la felice espressione di Paolo VI. L’uomo Leonardi è stato uno di questi, una specie in estinzione!

  1. Un politico dal basso

Ciò che colpisce più direttamente nell’impegno amministrativo e politico del Senatore Leonardi è stata la rigorosa competenza nel fare ciò che si è capaci e la ferma coscienza che per servire a livelli alti bisogna cominciare dall’inizio. È stato un politico dal basso! Non di quelli che vanno subito in parlamento, ma che salgono tutti i gradini della scala amministrativa e dell’impegno nella pólis, perché un amministratore sprovveduto e un politico improvvisato sono dannosi, in quanto scambiano la disponibilità per competenza e la generosità per abilità nella gestione della cosa pubblica.

La generazione del dopoguerra sapeva che la società è un tessuto complesso e che non si può saltare il tirocinio dell’umile amministratore per raggiungere troppo presto la rete complessa della vita economica, civile, sociale e culturale. Era una politica che veniva dal basso, che faceva la gavetta, che non strologava su tutto, che dava il proprio contributo tenendosi con rigore quasi calvinista alla propria competenza. Proviamo anche qui a leggere il percorso della sua militanza politica.

Ezio Leonardi ha militato nella Democrazia Cristiana nell’alveo della corrente scalfariana, diventando un punto di riferimento a livello territoriale novarese della politica economia e sociale della DC. Persona sempre disponibile all’ascolto e al dialogo, ha saputo caratterizzarsi come Sindaco di Novara e come Senatore della Repubblica per i modi con i quali ha inteso fare politica, mantenendo sempre un profilo sobrio e misurato. In questo senso ha svolto con responsabilità e competenza il ruolo di senatore nell’ambito della commissione Finanza e Tesoro del Senato facendosi apprezzare, grazie ai suoi interventi in aula, anche da persone di spicco della politica italiana del suo tempo.

Come sindaco era stimato da tutti, anche dalle opposizioni. In particolare, tutti i mercoledì riceveva in Comune chiunque volesse parlare con lui; quindi, si metteva in ascolto con grande disponibilità per cercare di risolvere concretamente i problemi delle persone. Come amministratore pubblico è stato molto operativo contribuendo a realizzare alcune opere pubbliche. Le persone da me interpellate non hanno saputo ricordare le più notevoli, ma sono sicuro che alcuni di voi potrebbero illustrarne l’elenco.

Mi limito, qui nell’omelia delle esequie, a cercare di indagare lo sfondo di questa visione della politica dal basso, che è capace di tenere insieme, senza confonderle, dimensione pubblica della testimonianza e convinzione personale della fede. La formazione nell’Azione Cattolica di un tempo era capace di frequentare insieme il duplice avverbio del Concilio di Calcedonia: inseparabiliter et inconfuse. Il servizio politico e la convinzione di fede sono inseparabili, ma non vanno confusi. Viene qui alla luce il portato più caratteristico della religione cristiana che non confonde né separa, ma coordina aspetto politico e dimensione spirituale della vita sociale.

Tutto questo ci richiama il famoso testo del Vangelo, forse tra i più alti, e che noi non onoriamo mai a sufficienza, nel quale sono coniugate la dimensione incarnata e trascendente del legame sociale del cristiano. Gesù alla domanda provocatoria dei farisei che domandano:

«Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose:

«Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo».

Ed essi gli presentarono un denaro. 

Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 

Gli risposero: «Di Cesare». (Mt 22,17-21)

E Gesù ribatte:

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21b).

Dunque, non si può usare l’immagine di Cesare per i propri scambi economici, per gli affari del mondo, per la vita civile e non restituire all’imperatore ciò che egli ha elargito. Ma il testo aggiunge:

«Rendete… a Dio quello che è di Dio» (ivi).

La traduzione sarebbe più efficace se la congiunzione “e”, per cui ciò che segue viene letto talvolta in modo residuale quasi fosse un’aggiunta innocua, si sostituisse con un “ma” avversativo, che è certamente più forte. Secondo il parere di molti esegeti non si tratta di spartire le cose da rendere a Cesare e quelle da rendere a Dio, ma di tenere distinti i due ambiti, riservando però all’uomo di rendere conto a Dio nella sua coscienza in cui si imprime proprio l’immagine di Dio.

Nello scontro di Gesù con i Farisei il riferimento all’immagine incisa sulla moneta conterrebbe in background un rimando all’immagine di Dio impressa nel cuore dell’uomo, il quale deve perciò esercitare la lealtà del suo essere cittadino appartenente alla pólis, ordinandola nel medesimo tempo alla relazione con Dio del suo essere credente che obbedisce al comandamento divino. Si dovrebbe perciò meglio tradurre:

«Dunque, rendete pure a Cesare quello che è di Cesare, ma a Dio quello che è di Dio».

Questo riferimento evangelico delinea il quadro in cui, nella storia della Chiesa, l’atteggiamento del cristiano nell’agone pubblico, sulla scena civile, nello spazio sociale, si è espresso tenendo in tensione tra loro due anime dell’impegno nel mondo: un’anima incarnata, partecipativa, e un’anima invece escatologica, trascendente, per la quale il cristiano deve innanzitutto obbedire a Dio.

Il senatore Leonardi, proprio nel campo minato della gestione della finanza e dell’economia, dove sovente prevalgono logiche spietate di interesse e potere, ha cercato di attenersi ad un rigore amministrativo che coniugasse competenza e visione, dimensione tecnica rigorosa e sguardo politico lungimirante, che egli aveva guadagnato nella lunga militanza di una politica dal basso. 

  1. Un presidente preveggente

Un ultimo aspetto vorrei rimarcare nella figura del senatore Leonardi. Nell’ultima stagione della vita, ormai a settant’anni inoltrati, è diventato Presidente della neonata Fondazione Comunitaria Novarese, portando la sua creatura alla maggiore età e vincendo la sfida di una Fondazione del territorio radicata nelle sue forze vitali.

Leonardi ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo della Fondazione Comunitaria Novarese fino al 2015, anno in cui ha passato il testimone a Cesare Ponti. Grazie al suo impegno quotidiano durato quindici anni, la fondazione ha potuto raggiungere i risultati di cui oggi tutto il territorio novarese può beneficiare.

Durante il suo periodo è stata vinta la “sfida Cariplo” che consisteva nella raccolta dal territorio della provincia di Novara di 5 miliardi di lire (oggi 2,5 milioni di euro) in cinque anni affinché Fondazione Cariplo potesse moltiplicare per due il patrimonio della Fondazione comunitaria, e così assicurare la base del suo sviluppo futuro. Di fronte alla novità del modello egli fu un presidente preveggente.

Possiamo ricordare alcune iniziative tra le tante: durante la crisi del 2008 è stato istituito il Fondo Emergenza Lavoro per sostenere coloro che avevano perso il lavoro, soprattutto per le famiglie che erano sotto sfratto, raccogliendo più di un milione di euro nel giro di un anno. In questo modo si sono salvate diverse famiglie dalla perdita della casa.

Notevole è stato anche il sostegno costante alle mense solidali presso i frati e la parrocchia Sacro Cuore a Novara e altre mense solidali in provincia di Novara (Trecate, Borgomanero, Arona).

Posso riassumere il senso di questa intuizione preveggente con lo slogan: gratuitamente non vuol dire gratis. All’inizio del nostro millennio era una novità: si trattava di passare da un welfare assistenziale ad uno responsabilizzante, dove le risorse non fossero distribuite a pioggia, ma suscitassero una partecipazione attiva dei beneficiari, perché mettessero anche la loro parte. Questa lezione da lui introdotta è diventata prassi costante della Fondazione.

Vorrei però concludere ricordando che l’uomo Leonardi è stato un cattolico praticante. In particolare, negli ultimi anni, con la moglie, frequentava la chiesa dei frati di San Nazzaro della Costa dove faceva, durante la messa vespertina, il servizio delle letture. Una tenera icona che si aggiunge al mio ricordo personale, da lui confidato e che mantengo nel pudore del segreto, perché posso assicurarvi che Ezio ha avuto una assidua vita spirituale, cosa che non ci si aspetterebbe da un amministratore, un senatore e un presidente. Il suo ricordo rimane indimenticabile!

+Franco Giulio Brambilla

Vescovo di Novara

condividi su