Venerdì 2 gennaio sono mancati due presbiteri diocesani: don Giuseppe Teglia e don Franco Mortigliengo.
Il funerale di don Giuseppe sarà celebrato lunedi 5 gennaio 2026 alle ore 15 in Cattedrale di Novara. Il santo Rosario sarà recitato presso la chiesa parrocchiale di Casalvolone domenica 4 gennaio alle ore 16.30. Le spoglie di don Giuseppe riposeranno infine nella tomba di famiglia del Cimitero di Casalvolone.
Il funerale di don Franco sarà celebrato giovedì 8 gennaio alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Santa Margherita a Meina. Il santo Rosario sarà recitato a Meina martedì 6 gennaio alle 18 e a Borgosesia, nella chiesa di Sant’Antonio, mercoledì 7 gennaio alle 20.30 . La Camera ardente è stata allestita in Casa parrocchiale a Meina: è possibile visitare don Franco in questi giorni dalle 10 alle 12. La salma verrà tumulata nel cimitero di Borgosesia.
Di seguito il profilo biografico di don Giuseppe Teglia e di don Franco Mortigliengo, a cura del vicario episcopale per il clero e la vita consacrata don Franco Giudice.
In Memoria di don Giuseppe Teglia
Don Giuseppe era nato il 19 febbraio 1941 a Casalvolone (NO). Formatosi nei nostri Seminari, venne ordinato sacerdote da mons. Placido M. Cambiaghi il 19 giugno 1965. Il primo anno di ministero venne vissuto, quale vicario parrocchiale, a Gravellona Lomellina, accanto a don Gilio Masseroni. Successivamente, sempre come vicario parrocchiale si pose a servizio, dal 1966 al 1968 della comunità di Pernate, guidata da don Severino Baldone, e di Sant’Agabio dal 1968 al 1969 affiancando mons. Eugenio Lupo. Nel 1969 divenne parroco di Cellio, nell’area valsesiana, rimanendovi fino al 1978, vivendo qui un’esperienza da lui sempre sempre evocata con entusiasmo. Nel 1978 gli si domandò di porsi accanto a don G. Battista Genestroni, parroco di Grignasco, avendo nel contempo la responsabilità della piccola comunità della frazione di Ara; ma già nel 1980 a don Giuseppe venne affidata la parrocchia di Grignasco, missione sostenuta fino al 1994. Di questo periodo don Giuseppe amava ricordare l’aver costituito il Consiglio pastorale parrocchiale, l’aver curato la Catechesi degli adulti e rivitalizzato l’ACR. I mesi successivi furono dedicati ad una breve esperienza spirituale e culturale a Incisa Valdarno, in Toscana, presso una Comunità di sacerdoti provenienti da molte nazioni del mondo e ispirata al ‘Movimento dei Focolari’ a cui don Giuseppe si sentirà sempre legato.
Tornato in Diocesi gli venne chiesto di occuparsi dell’assistenza religiosa presso l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, parrocchia retta ancora da mons. Alfredo Cardano. Ma già nel 1996 don Giuseppe venne chiamato a succedergli, assumendo in pieno la responsabilità della parrocchia intitolata a San Michele Arcangelo: l’incarico – riconosciuto da don Giuseppe come l’esperienza più intensa e arricchente del suo ministero sacerdotale, sulla quale aveva raccolto materiale per una possibile pubblicazione – sarebbe stato mantenuto fino al 2009. Dal 2009 al 2013 divenne parroco di Veruno, subentrando a don Camillo Nobile, che aveva servito questa comunità per ben 33 anni, e assumendo anche il servizio religioso alla Clinica Medica della Fondazione Maugeri di Veruno, subentrando qui a don Giacomo Boschetti e continuando di fatto il ‘ministero della consolazione’ accanto agli ammalati già vissuto per molti anni a Novara. Dal 2013 fu anche amministratore della parrocchia di Revislate. Ci fu per lui ancora il tempo, dal 2013 al 2015, di risiedere con incarichi pastorali nella parrocchia della Madonna Pellegrina a Novara, per poi venire a far parte, quale Canonico, del Capitolo della Cattedrale di Novara, dove si dedicherà intensamente al prezioso servizio del sacramento della Riconciliazione in Duomo. Nell’anno appena concluso aveva festeggiato il sessantesimo di Sacerdozio. Ricoverato dopo una rovinosa caduta in casa, è mancato presso l’Ospedale di Novara nel pomeriggio di venerdì 2 gennaio 2026.
Siamo vicini, in questo momento di sofferenza, alla sorella Michelina, ai nipoti Chiara e Gianni e a tutti i familiari di don Giuseppe. Domandiamo nella preghiera che il Signore lo accolga nelle dimore del Cielo dopo una vita consacrata al servizio della nostra Chiesa novarese.
In Memoria di don Franco Mortigliengo
Don Franco era nato ad Arona il 5 aprile 1937. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1963 da mons. Placido M. Cambiaghi, ebbe come prima destinazione la comunità di Borgosesia, dove operò come vicario parrocchiale, inizialmente accanto a mons. Giovanni B. Castelli e poi, per molti anni, con don Alberto Boschi. A Borgosesia don Franco sarebbe rimasto fino al 1980, portando la freschezza delle sue idee e il calore delle sue convinzioni personali. Attivo nel mondo degli Scout, si sarebbe impegnato con passione e intelligenza pastorale nelle più diverse dimensioni del mondo giovanile.
Nel suo cuore avvertiva però il desiderio di diventare missionario, sognando l’America Latina. Ne parlò con il vescovo del tempo, mons. Aldo Del Monte, il quale colse l’intento ma ne riplasmò l’orientamento, destinandolo, come parroco, ad una comunità della periferia di Roma che la diocesi di Novara, al tempo del card. Ugo Poletti, aveva accolto tra le proprie responsabilità. Era la parrocchia della Risurrezione, in località Torrenova-Giardinetti, da poco istituita e che andava formandosi allora, risentendo di una forte e complessa immigrazione da diverse regioni dell’Italia centrale e meridionale. Don Franco raccoglieva il testimone da don Erminio Barberis, pronto a ritornare in diocesi dove sarebbe divenuto parroco di Orta San Giulio.
Nella parrocchia romana don Franco rimase per ben trentaquattro anni, contribuendo a costruire il tessuto umano e cristiano di una comunità che, con le proprie famiglie e, soprattutto i suoi giovani, andava plasmandosi attorno al suo parroco giorno per giorno, dando inoltre un’opportunità pastorale anche ad alcuni giovani sacerdoti novaresi a Roma per completare gli studi. Lasciò la Capitale nel 2014, al di là della soglia canonica dei 75 anni, lasciando un profondo ricordo e una forte nostalgia.
Tornando in diocesi rimase volentieri nella zona di Borgosesia, sua terra d’origine. Si rese però disponibile per un impegno pastorale, e gli venne offerta la comunità di Meina, dove restò per altri undici anni, fino al termine della sua vita. Diverse e originali le iniziative proposte, nei campi della catechesi e dei giovani, e in particolare in quello liturgico. Suoi alcuni lavori di ristrutturazione degli ambienti parrocchiali, con qualche gradito ritorno a Roma e con frequenti visite di giovani e famiglie appartenenti alla sua comunità di un tempo che a Meina venivano gioiosamente ospitati nell’ampia casa parrocchiale.
La morte lo ha colto all’improvviso, dopo aver sofferto in questi ultimi anni di alcune patologie e in particolare per numerosi interventi alle ginocchia. Aveva nell’animo ancora diversi progetti da attuare, dei quali parlava con entusiasmo…
Siamo vicini al fratello Carlo e alla cognata Gianna e a tutti i familiari in questo momento di sofferenza, ricordando anche quanti, nelle varie comunità parrocchiali, hanno voluto bene a don Franco e da lui hanno ricevuto del bene. Domandiamo nella preghiera al Signore che possa ricompensarlo, quale “servo buono e fedele”, per l’opera compiuta a favore della Sua Chiesa.
