Quel ramo d’ulivo

FacebooktwittermailFacebooktwittermail
Omelia nella Domenica delle Palme
28-03-2021

Quando se ne tornarono con i rami di ulivo e di palma in mano, dopo un giorno memorabile sulla via che portava a Gerusalemme, gli uomini, le donne e i bambini che avevano accompagnato festanti, agitando le palme recise e i ramoscelli pallidi, quel personaggio che veniva dalla Galilea, seguito da un gruppo di discepoli, chissà che cosa avranno pensato?

Altri messia erano passati negli ultimi anni… Ogni tanto c’era uno che arrivava e attraversava la Città santa, vantando di essere il messia atteso. Ce n’era stato uno nel 6 dopo Cristo, che proveniva anch’egli dal Nord, un tale Giuda il Galileo o di Gamala, ma era finito male. Molti altri ne erano seguiti, fino e oltre Gesù di Nazareth, come nel 135 un certo Simone Bar Kochba, ma erano intervenuti i Romani con la mano pesante. A Gerusalemme, dunque, erano abbastanza abituati a veder passare personaggi che vantavano la loro aspirazione messianica, cioè ad essere il messia, colui che avrebbe portato un regno di pace e di armonia in mezzo al popolo. Questa era la cifra simbolica, la grande attesa per coloro che vivevano nel solco della spiritualità d’Israele. [Prosegui la lettura nel PDF allegato]