La voce e la Parola

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La riflessione della 1° domenica di Avvento

Testimone. Giovanni è stato, prima di tutto, soprattutto un testimone. L’amico dello Sposo. La voce, non la Parola. Lui ha solo riconosciuto e in forza di questo riconoscimento ha liberato lo “spazio” perché l’incontro avvenisse.

Per interpretare correttamente questa scelta è, quindi, necessario ricollocarla nel suo contesto, che è quello della relazione. Rinnegare sé stessi, infatti, significa fare in modo non solo che l’altro sia, ma, molto più radicalmente, che Dio sia e che, quindi, l’amore sia. Potremmo paragonarlo a un movimento di autolimitazione, di ritrazione, a un “passo indietro” fatto per amore. Perché quando si è capito che la relazione, con chiunque e a qualunque livello la si viva, è la cosa più importante, che senza relazione la vita si estingue, allora si fa di tutto perché avvenga.

Ci si “rinnega”, ci si “tira indietro” sempre e comunque; soprattutto ci s’accorge di quando si sta usando violenza all’altro attraverso i movimenti sconsiderati della pretesa o dell’indifferenza; alla fine, di quando il nostro vero, unico interesse siamo sempre e soltanto noi stessi.

Leggiamo questa splendida pagina di Agostino, dal suo Commento al vangelo di Giovanni: “Giovanni è la voce. Del Signore invece si dice: In principio era il Verbo (Gv 1,1). Giovanni è la voce che passa, Cristo è il Verbo eterno che era in principio […]. E siccome è difficile distinguere la parola dalla voce, lo stesso Giovanni fu ritenuto il Cristo. La voce fu ritenuta la Parola; ma la voce si riconobbe tale per non recare danno alla Parola. Non sono io – disse – il Cristo, né Elia, né il Profeta. Gli fu risposto: Ma tu allora chi sei?. Io sono – disse – la voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore (Gv 1,10-23). Voce di chi grida nel deserto, voce di chi rompe il silenzio.

Preparate la via significa: io risuono al fine di introdurre lui nel cuore, ma lui non si degna di venire dove voglio introdurlo se non gli preparate la via […]. Prendete esempio dal Battista che, scambiato per il Cristo, dice di non essere colui che gli altri credono sia. Si guarda bene dallo sfruttare l’errore degli altri ai fini di una sua affermazione personale. Eppure se avesse detto di essere il Cristo, sarebbe stato facilmente creduto, poiché lo si credeva tale prima ancora che parlasse.

Non lo disse, riconoscendo semplicemente quello che era. Precisò le debite differenze. Vide giusto dove trovare la salvezza. Comprese di non essere che una lucerna e temette di venire spenta dal vento della superbia”.

padre Massimo Casaro, direttore del Centro missionario della diocesi di Novara